SITI INQUINATI
INDICE
PRIMA PARTE
Via Marzabotto - CAMPAGNA LUPIA
Borgo S. Giovanni - CHIOGGIA
Via Alture - DOLO
San Liberale - MARCON
Borbiago Via Teramo - MIRA
Dogaletto - MIRA
Gambarare Via Bastiette - MIRA
Malpaga - MIRA
Marano Via Taglio - MIRA
Via Stadio - PORTOGRUARO
Cava S. Elena - SALZANO
Sacca S.Biagio - VENEZIA
Sacca Serenella - VENEZIA
Campalto - VENEZIA
Carpenedo - VENEZIA
Cavallino - VENEZIA
Vallone Moranzani - VENEZIA
Via Bottenigo - VENEZIA
Montiron - VENEZIA
Canale Industriale - VENEZIA
Canale Lusore - VENEZIA
Area Pili - VENEZIA
Area Sordon - VENEZIA
Area Ecormed - VENEZIA
Area 43 Ha - VENEZIA
Enichem Isole 31,32,35 - VENEZIA
Enichem Isole 59,60,61 - VENEZIA
Enichem Isole 45,48 - VENEZIA
Area Enirisorse - VENEZIA
Parco S.Giuliano - VENEZIA
P. S. T. - VENEZIA
Montefibre - VENEZIA
Agricoltura S.p.A. - VENEZIA
Area Miatello - VENEZIA
Isola delle Tresse - VENEZIA
Nel rispetto ed in attuazione dei propri compiti istituzionali in materia di difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell’ambiente, come previsto dall’art. 14 della L. 142/90, e in sintonia con i principi sanciti dall’art. 1 del proprio Statuto (risanare e salvaguardare l’ambiente con una strategia volta a prevenire l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo) la Provincia di Venezia da dato corso all’aggiornamento del precedente "Censimento siti e Aree Inquinate nel Territorio Provinciale".
Ciò è stato realizzato anche alla luce del recentemente emanato D. Lgs. 5 febbraio 1997 n. 22, che all’art. 20 attribuisce alla Provincia specifiche competenze in materia di controllo e verifica degli interventi di bonifica e del monitoraggio ad essi conseguenti.
Il censimento era stato già da tempo parzialmente realizzato; infatti nel 1988 era stato dato incarico ad un professionista di redigere una prima cartografia, su base IGM in scala 1:25.000, derivante dalla fotointerpretazione delle foto aeree I.G.M. del 1955 e 1983, in scala 1:33.000 ca., e della Regione Veneto del 1984, in scala 1:20.000 ca. integrata da quanto indicato nella Carta geolitologica del territorio provinciale in scala 1:50.000, a sua volta redatta in base a fotointerpretazione utilizzando le foto aeree del Co.S.E.S. di Venezia del 1972 in scala 1:10.000.
Successivamente, nell’ambito della redazione della Carta dell’uso del Suolo per il Piano Territoriale Provinciale su CTR alla scala 1:20.000, ed utilizzando le foto aeree a colori in scala 1:10.000 della Regione Veneto relative al 1987 per l’area centrale ed il Basso Sandonatese ed al 1990 per il restante territorio, è stato rivisto tutto il materiale suddetto, che è quindi confluito nella citata carta dell’uso del suolo.
Il precedente lavoro realizzato nel 1993, utilizzando quale materiale di partenza tale censimento di pura fotointerpretazione, era consistito nella verifica sul campo dei siti noti, integrato dalle conoscenze degli autori, e successivamente rivisto dai tecnici del Settore Ecologia della Provincia, ed aveva portato alla compilazione di schede specifiche riguardanti i siti aventi maggior rilevanza dal punto di vista ambientale.
Il presente lavoro costituisce l’aggiornamento del censimento del 1993 in considerazione di quanto nel frattempo realizzato, allo scopo di fornire un utile quadro di riferimento per affrontare e risolvere i problemi connessi all’uso dei suoli nell’ambito territoriale della provincia.
Si è prestata particolare attenzione alla contaminazione delle aree industriali, anche dismesse, specialmente nella zona di Porto Marghera, utilizzando a tale scopo studi di caratterizzazione e documentazione esistente agli atti della Provincia.
5.1) Via Marzabotto - CAMPAGNA LUPIA
Individuazione dell’area
L'area è delimitata ad ovest dal Canale Novissimo e a est dallo scolo Brenta secca per una superficie di ca. 50.000 mq. E' attraversata da via Marzabotto, collega tra loro le frazioni di Lugo e Lughetto. Sul lato est di via Marzabotto sorge uno stabilimento industriale, attualmente in rovina, di proprietà della ditta Rasego S.p.A. che vi svolgeva attività di produzione di acido fosforico, trattamento di mercurio e di rifiuti provenienti dalla zona industriale di Porto Marghera negli anni '70.
In data 12.11.87, nel corso di uno scavo per la posa in opera di un traliccio ENEL, in un'area prospiciente allo stabilimento, sempre di proprietà della RASEGO S.p.A. venivano rinvenuti a ca. 3 metri di profondità, dei fusti metallici contenenti sostanze catramose (composti policiclici aromatici), classificate come rifiuti tossico-nocivi. I rifiuti giacevano sotto uno strato di materiale di riporto, anche questi di provenienza industriale, classificabili come rifiuti speciali. In seguito al ritrovamento, la Provincia invitava il Sindaco del Comune ad emanare un'ordinanza che prevedesse l'asporto dei fusti rinvenuti, lo spianamento del materiale inerte e la predisposizione di un progetto di recupero.
Su segnalazione del nuovo proprietario di una parte dell'area, nel frattempo suddivisa in vari lotti, nel settembre 1988 si constatava che sul retro del fabbricato esistente affioravano sostanze analoghe a quelle rinvenute l'anno precedente nel terreno di fronte.
Trasmettendo al Sindaco ed all'Autorità Giudiziaria una relazione sugli episodi sopracitati, si proponeva di ordinare ai proprietari dei diversi lotti di presentare un progetto di bonifica complessivo. Il Sindaco accoglieva la proposta emanando tempestivamente un'ordinanza in tal senso, che non ha finora avuto esito a causa, tra l'altro, di controversie legali tra i vecchi ed i nuovi proprietari.
Impatto ambientale
Poiché non si ravvisava la possibilità di pervenire in tempi brevi ad un intervento di bonifica, la Provincia in accordo con il Comune ha condotto un'indagine nel 1989, con lo scopo di pervenire ad una prima delimitazione, anche sommaria, delle aree oggetto dello scarico dei rifiuti.
Nel corso di tale indagine sono stati eseguiti ca. 25 sondaggi esplorativi a mezzo di escavatore, è stata realizzata una mappa dei punti in cui si sono rinvenuti i rifiuti e sono stati prelevati dei campioni successivamente analizzati. Dall'indagine è emerso che le caratteristiche idrogeologiche del sottosuolo non offrono alcuna garanzia contro la diffusione dell'inquinamento, almeno fino alla profondità di scavo (ca. 3-4 m). Sono stati rinvenuti rifiuti industriali di vario tipo: sostanze catramose, fusti, gessi contaminati da solventi, ceneri, ecc. Per contro si è appurato che non tutta l'area è stata oggetto di scarico di rifiuti, anche se una piccola parte non si è potuta indagare a causa della presenza in superficie di una soletta di cemento.
Le aree più compromesse sono risultate quella retrostante il capannone abbandonato e quella compresa tra via Marzabotto ed il canale Brenta Secca, in cui erano stati rinvenuti i primi fusti; su quest'ultima area è stata successivamente condotta un'ulteriore indagine con l'impiago di una attrezzatura georadar, per l'individuazione di ulteriori fusti interrati.
L'area ex Rasego è stata suddivisa in lotti aventi come attuali proprietari le seguenti società:
Nel febbraio del 1994, a seguito di ulteriori indagini idrogeologiche, viene presentata la relazione d'indagine e il relativo progetto di bonifica delle aree di proprietà delle società Ornella di Dovico Giannina & C. S.n.c e Calcestruzzi Riviera S.r.l. Tale progetto confrontando i dati raccolti con la normativa olandese sulla qualità dei suoli (non era vigente normativa italiana specifica) non prevedeva nessun tipo di intervento relativamente ai lotti della società Ornella S.n.c.
Per i lotti di terreno di proprietà Calcestruzzi Riviera S.r.l. era previsto l'asporto di una parte di terreno contaminato da Idrocarburi Policiclici Aromatici quindi il suo smaltimento in discarica previo trattamento.
La rimanente parte di proprietà della società Edilchimica Industriale s.r.l. è stata oggetto di una indagine del suolo riassunta nella relazione tecnica presentata alla Provincia di Venezia nel febbraio 1996, i cui risultati hanno portato a segnalare un livello di sostanze inquinanti trascurabili e comunque tali da non prevedere la bonifica del sito.
Il Progetto è stato approvato in data 12.5.1994 prot.n. 6542 dalla Provincia di Venezia.
I lavori di bonifica sono iniziati nel gennaio 1995 e si sono conclusi nel dicembre del 1995.
Interventi di bonifica
Come sopra descritto, i previsti interventi di bonifica sono stati effettuati, e quindi l'area ex Rasego si può ritenere bonificata, ad eccezione di una porzione di area compresa tra la via Marzabotto e lo scolo Brenta secca, sulla quale sono state comunque effettuate delle operazioni di salvaguardia ambientale la cui efficacia deve essere verificata.
5.2) Borgo S. Giovanni - CHIOGGIA
Individuazione dell’area
L’area è situata ad ovest della Laguna, a nord da un terreno acquitrinoso, ad est da una strada di scorrimento e a sud dal Canale Lombardo. E’ stata utilizzata nel decennio 1973-1983 per il deposito dei rifiuti solidi urbani del Comune di Chioggia e delle scorie e ceneri dell’impianto di incenerimento che ivi sorgeva. Non sono state effettuate analisi chimiche e quindi non è possibile classificare ulteriormente i rifiuti presenti.
Indagine ambientale
L’esame di stratigrafie ottenute da prospezioni effettuate in aree limitrofe, indica presenza di consistenti banchi sabbiosi intercalati da un debole orizzonte di limi sabbiosi e argille sabbiose a profondità comprese tra 16 e 19 m. Si può quindi presumere che non vi sia garanzia di tenuta del fondo della discarica e quindi possano necessitare opere artificiali di impermeabilizzazione del fondo della stessa. Si stima in ca. 50.000 mc il quantitativo di materiale scaricato.
Intervento di bonifica
Per il risanamento ambientale della discarica si possono prevedere di massima i seguenti interventi:
Stato di fatto
E’ stato presentato un progetto preliminare per il risanamento dell’area dal Consorzio Venezia Nuova, concessionario del Magistrato, riguardante un intervento di marginamento lato Laguna (attualmente all’esame della Commissione per la Salvaguardia di Venezia). E’ stato comunque richiesto un progetto generale per la risistemazione dell’area.
Individuazione dell’area
Si tratta di una ex discarica di rifiuti solidi urbani sita nelle vicinanze di Via Alture a Dolo.
Cronologia della documentazione
La provincia di Venezia, nell’ambito delle proprie competenze in materia di smaltimento di rifiuti delegate da norme Nazionali e Regionali ha seguito sin dal 1983 le problematiche relative alla discarica di rifiuti solidi urbani sita in località Via Alture - Dolo (VE).
Il primo intervento riguardò l’applicazione del D.P.R. 10.09.1982, n. 915 con l’accertamento di violazione, a carico del legale rappresentante di allora del "Consorzio Incenerimento Rifiuti Solidi Urbani" fra i Comuni di Dolo - Fiesso D’Artico - Stra, effettuato in data 7.07.1983, relativo agli artt. 6, 1° comma, lett.c) e 25, 2° comma del citato D.P.R. e trasmesso per competenza al Pretore di Dolo, riguardante l’installazione e la gestione di una discarica di rifiuti urbani non autorizzata. La discarica non era autorizzata nemmeno a norma della L.R. 6.06.1980, n. 85.
Dai verbali di sopralluogo del Settore Ecologia dell’anno 1984, risultava che la discarica non era più stata utilizzata dal "Consorzio Incenerimento Rifiuti Solidi Urbani" fra i Comuni di Dolo - Fiesso D’Artico - Stra dal mese di Agosto 1984, nonostante ciò lo scarico di rifiuti da parte di ignoti è continuato con pregiudizio per l’ambiente circostante in quanto effettuato in modo incontrollato.
Nel Dicembre 1984 il Consorzio fra Comuni affidava l’incarico ad un professionista per redigere il progetto di risanamento della discarica.
In un rapporto del Settore Ecologia della Provincia del 21 agosto 1985, inviato al Sindaco del Comune di Dolo, al Pretore di Dolo e al Responsabile S.I.P. U.L.S.S. di Dolo, si evidenziava la precaria situazione ambientale aggravata da un incendio scoppiato nel mese di luglio 1985.
Da un ulteriore verbale di controllo del Settore Ecologia del marzo 1986 si rilevava che nulla era cambiato dal sopralluogo del mese di agosto 1985, anzi si notava la presenza di rifiuti scaricati di recente di natura mista provenienti molto probabilmente da cantieri stradali.
Nel Settembre 1988 la Regione Veneto approvava il progetto di bonifica presentato dal Comune di Dolo, prescrivendo l’inizio dei lavori entro il termine di sei mesi.
Nell’Aprile del 1989 il Sindaco del Comune di Dolo chiedeva alla Regione Veneto una proroga dell’inizio dei lavori di bonifica.
La Regione Veneto nel Settembre 1991 concedeva una proroga di 12 mesi per l’inizio lavori di bonifica.
La Provincia di Venezia invitava il Sindaco del Comune di Dolo, in data 23.04.1992, ad iniziare i lavori di bonifica visto l’approssimarsi della scadenza della proroga.
Il Sindaco del Comune di Dolo in data 17.08.1992, richiedeva una ulteriore proroga dei termini inizio lavori alla Regione Veneto.
La Regione Veneto nell’Ottobre 1992 concedeva una proroga di ulteriori 10 mesi per l’inizio lavori di bonifica.
Il verbale di sopralluogo congiunto tra personale del Settore Igiene Pubblica dell’U.L.S.S. di Dolo e Settore Ecologia della Provincia di Venezia, del 4.12.1992 rilevava che le condizioni igienico-sanitarie e ambientali erano ulteriormente peggiorate presso la discarica in quanto era continuato nel tempo lo scarico abusivo di rifiuti.
La Provincia di Venezia a seguito del sopralluogo citato di Dicembre 1992, in data 18.01.1993, emanava un provvedimento di Diffida nei confronti del Sindaco del Comune di Dolo affinché ripristinasse "... lo stato dei luoghi con lo spianamento del terreno scaricato, l’asporto di materiali diversi presenti e il ripristino dei 4 piezometri installati per il controllo delle acque di falda entro 60 giorni dal ricevimento della presente...".
Il Sindaco del Comune di Dolo, in data 5.03.1993, in riferimento alla Diffida comunica il ripristino dei piezometri e la previsione di revisione del progetto di bonifica, approvato dalla Regione Veneto, comprendente anche quanto contenuto nella Diffida Provinciale; in effetti ,in data 3.05.1993, il Sindaco comunicava alla Provincia l’affidamento dell’incarico ad un professionista per la revisione del progetto di bonifica della discarica.
In data 21.05.1993 il Sindaco del Comune di Dolo richiedeva un’ulteriore proroga dei termini inizio lavori alla Regione Veneto allegando la Delibera della Giunta Municipale n.243 del 30.04.1993 che si esprimeva in tal senso e inoltre una lettera del professionista incaricato il quale, in riferimento ad un sopralluogo effettuato da lui stesso presso la discarica, rilevava che il materiale di cui la Provincia aveva richiesto la rimozione avrebbe potuto essere riutilizzato per la risistemazione dell’area in quanto trattasi di materiale di risulta da scavi e demolizioni.
In data 13.08.1993 il Sindaco del Comune di Dolo comunicava alla Regione Veneto e alla Provincia di Venezia che il professionista incaricato aveva consegnato il nuovo progetto in data 29.07.1993 all’Amministrazione Comunale.
In data 19.04.1994 il Sindaco del Comune di Dolo trasmetteva alla Regione Veneto il nuovo progetto di bonifica della discarica di via Alture.
In data 30.05.1995 il Sindaco del Comune di Dolo sollecitava l’esame del progetto da parte della Regione Veneto, tale nota veniva inviata dalla Regione Veneto alla Provincia di Venezia nel mese di Giugno 1995 per gli adempimenti normativi in quanto delegati dalla nuova normativa regionale (L.R n.15/95, art. 2).
La provincia di Venezia richiedeva al Comune di Dolo in data 28.08.1995 la documentazione completa al fine di essere in grado di valutare correttamente il contenuto tecnico del progetto di aggiornamento della bonifica relativo alla discarica di via Alture, inviato a suo tempo alla Regione Veneto.
Il Comune di Dolo ha ottenuto, con decreto Provinciale n. 26553 del 10.6.1996, l’approvazione del progetto di bonifica della ex discarica di RSU sita in Via Alture.
Tale progetto prevede di verificare la natura del materiale depositato sulla rampa di salita alla sommità della discarica, che si ipotizzava composta da rifiuti inerti provenienti da demolizioni e scavi e quindi il suo eventuale riutilizzo per la sagomatura della sommità stessa.
L’Impresa appaltatrice dei lavori ha provveduto nel mese di Dicembre 1996 allo scavo di alcune buche sulla "rampa di accesso" per la verifica sopracitata.
Il risultato della composizione stratigrafica dei materiali presenti è risultato:
Inoltre nel fondo della buca posta nella posizione iniziale della rampa si è rilevata la presenza d’acqua.
Stante quanto riscontrato ne conseguiva che:
E’ stato quindi presentato un progetto di variante che prevede l’impermeabilizzazione dell’intera superficie della discarica, rampa e sommità, con uno strato di argilla di 40 cm. e un ulteriore strato di terra vegetale di 40 cm. per l’attecchimento della vegetazione. E’ prevista inoltre la realizzazione di un pozzo d’ispezione dell’altezza di 3,00 m. posto sul fondo della discarica quota p.c. per il controllo della qualità e quantità dell’acqua presente nella zona Nord della discarica.
Gli altri interventi previsti sono quelli già approvati nel progetto originario:
Stato di fatto
La Commissione Tecnica Provinciale per l’Ambiente nella seduta del 21.04.1997, ha espresso parere favorevole al progetto di variante presentato, con le seguenti prescrizioni:
Tale parere è stato successivamente fatto proprio dal Comune di Dolo in sede di approvazione progetto, che risulta allo stato completato.
Individuazione dell’area
La discarica è situata in località San Liberale di Marcon in vicinanza della linea ferroviaria Mestre-Portogruaro e confinante con la ex discarica di RSU. dell'A.M.A.V.(ex A.M.I.U.) , l'area interessata è di circa 22.000 mq.
L'area è stata utilizzata dapprima come cava di argilla dalla "Società Fornace Laterizi San Liberale" e successivamente negli anni '70 come discarica delle ceneri di pirite provenienti da lavorazioni industriali, da parte della Veneta Mineraria S.p.A. già "Miniera di Fragné".
L'area a nord, confinante con la linea ferroviaria, è stata oggetto di bonifica negli anni passati; nella rimanente zona, posta a sud e vasta circa 1.900 mq., è stato stimato un deposito di crica 19.000 mc. di ceneri di pirite.
Impatto ambientale
Nel 1996 il Comune di Marcon ha ordinato alla Veneta Mineraria S.p.A. il ripristino della ricopertura della discarica per tamponare l'inquinamento prodotto dall'acqua piovana che attraversa le ceneri e confluisce nel fossato perimetrale poi nel collettore "Poian" e che a sua volta versa le acque nel fiume "Zero" attraverso l'idrovora "Zuccarello".
Il Comune di Marcon nel contempo ordinava la presentazione di un piano di bonifica del sito.
Va ricordato che le ceneri di pirite possono contenere metalli pesanti, in particolare l'arsenico, in concentrazioni anche elevate, tali da classificarle come rifiuti tossici e nocivi.
I metalli presenti, se non adeguatamente contenuti, possono contaminare le acque, superficiali e di falda, e i terreni agricoli.
Intervento di bonifica
La Veneta Mineraria S.p.A., proprietaria del deposito, ha presentato domanda nel maggio 1996 alla Provincia di Venezia, per essere autorizzata al ripristino ambientale dell'area, mediante asportazione totale delle ceneri di pirite depositate.
L'aspetto più significativo del progetto è costituito dal riutilizzo delle ceneri, con asporto totale del deposito e quindi ripristino del sito con materiale inerte e terreno di scavo, favorendo la migliore reintegrazione morfologica e vegetativa possibile, nel contesto ambientale interessato.
Questo potrebbe essere possibile, sempre secondo il progetto, riutilizzando le ceneri come materia prima nel processo della produzione di cemento, che è attualmente il principale mercato per gli ossidi di ferro, chiamati commercialmente ceneri di pirite, e valutati nei listini delle Camere di Commercio di Roma e Firenze.
Il tempo previsto per l'asporto di tutto il materiale è stato stimato in circa un anno nella relazione progettuale, poi modificato nell'ottobre 1997, viste le difficoltà di ricezione dei cementifici, con la richiesta formale di una proroga di due anni del termine di fine lavori prescritto nel decreto provinciale n. 48374 del 21.10.1996.
Stato di fatto
Le operazioni di ripristino, autorizzate dalla Provincia, sono tuttora in atto.
Individuazione dell’area
L'area in questione è localizzata in Comune di Mira, località Olmo di Borbiago, a sud del Canale Cime, sui due lati di via Teramo.
Nel novembre 1992, durante un sopralluogo congiunto, effettuato da tecnici del Comune di Mira e dell' U.L.S.S. n. 18, su segnalazione di un residente che lamentava alcuni inconvenienti accaduti nella sua proprietà, venivano rinvenuti alcuni fusti metallici interrati fino alla profondità di circa 3 m.
Il contenuto di tali fusti, in base alle risultanze delle analisi eseguite dal P.M.P. di Venezia, è stato classificato come rifiuto tossico e nocivo.
Da notizie raccolte in zona, si è appreso che nell'area erano stati scaricati, in passato, oltre ai rifiuti urbani e a scorie di fonderia, notevoli quantità di fusti simili a quelli rinvenuti.
Per confermare questa ipotesi il Comune, su indicazione dell' U.L.S.S. ed utilizzando un finanziamento regionale, ha disposto un'indagine geologica sull'intera area, mediante magnetometro a protoni e georadar, con l'esecuzione di sondaggi e l'installazione di piezometri di controllo.
Impatto ambientale
I risultati dell'indagine magnetometrica, presentati agli Enti interessati (Regione, Provincia, Comune ed U.L.S.S.) l'1.7.1993 non sono stati molto indicativi, a causa di notevoli disturbi presenti nella zona, tant'è vero che si è ravvisata l'opportunità di confermarli mediante l'esecuzione di sondaggi e trincee esplorative.
Nel frattempo, come concordato tra i vari Enti, la Provincia ha predisposto un programma di lavoro per l'esecuzione di uno studio idrogeologico, mentre l'U.L.S.S. n. 13 ha eseguito analisi sulle acque superficiali, sui rifiuti e sui prodotti agricoli coltivati sull'area.
Tali analisi, oltre a confermare la natura dei rifiuti tossici e nocivi, hanno peraltro evidenziato la presenza di un certo grado di contaminazione nelle acque di un fossato che scorre all'interno dell'area interessata, mentre non sono stati rilevati inquinamenti significativi nei canali limitrofi, né sugli ortaggi esaminati.
Sembra quindi che il pericolo di inquinamento, pur sempre presente, sia per il momento confinato all'area della discarica ed eventualmente alla falda, su cui però non esistono dati sufficienti.
Intervento di bonifica
Le indagini previste sono state portate a compimento nel corso del 1995. Dal 1996 vengono eseguiti campionamenti semestrali dai piezometri di controllo sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque di falda. Le risultanze dei referti analitici redatte dal PMP di Venezia evidenziano la presenza di derivati del fenolo, di ftalati e idrocarburi alifatici in concentrazione tale da non escludere rischi per la salute o per l'ambiente derivati dall'inquinamento della falda e di dover quindi sottoporre l'area a costante controllo al fine di riscontrare tempestivamente eventuali rilasci di sostanze contaminanti.
Stato di fatto
Non è stato redatto alcun progetto per la bonifica o la messa in sicurezza dell'area.
Si evidenzia che ai sensi dell'art. 17 del D. Lgs. 22/97 è di competenza dei comuni l'approvazione di progetti per la messa in sicurezza e la bonifica di aree inquinate ed è comunque prevista la possibilità di realizzare tali interventi d'ufficio, qualora i responsabili non provvedano o non siano individuabili.
Individuazione dell’area
L'area utilizzata in passato come discarica per rifiuti industriali, probabilmente anche tossici e nocivi, è situata in Comune di Mira, località Dogaletto, all'interno dell'Azienda Agricola ALBA S.p.A.
Gli scarichi sono avvenuti in modo massiccio per una decina di anni circa, fino al 1975, saltuariamente poi fino al 1982 circa.
Il sito era già stato indagato sommariamente nel 1981 dalla Provincia, e da allora non vi è stato più alcun intervento, sino al Progetto approvato dalla Provincia nel novembre 1989.
Tale progetto era stato richiesto ai proprietari dell'area dal Sindaco di Mira con apposita ordinanza, ai sensi della Circolare Regionale 19.11.1986, n. 60.
Impatto ambientale
L'area interessata, di forma circa trapezoidale, ha una superficie di circa 19 ettari ed è separata dalla Laguna solo dall'argine di conterminazione; i rifiuti sono stati scaricati in sopraelevazione, senza alcuno scavo preliminare, per un'altezza massima di circa 10 metri ed un volume stimato 1-1,5 milioni di metri cubi; il lato maggiore del trapezio è parallelo al Taglio Barbieri, che separa le aree di bonifica dalla laguna, mentre gli altri lati sono delimitati, rispetto alla campagna circostante, da scoli minori, confluenti ad un'idrovora che scarica in laguna.
Dalle analisi effettuate per la stesura del progetto di bonifica, si è rilevata la presenza di idrocarburi clorurati in concentrazioni elevate, principalmente confinati di due zone distinte dell'area ; per il resto, sono stati evidenziati rifiuti industriali di varia natura, costituiti prevalentemente da gessi.
Non si può escludere che, nel passato, a causa dei movimenti della falda, parte dei clorurati, ancorché poco solubili, si siano diffusi nell'ambiente circostante, infatti, nella canaletta di scolo che delimitava il lato ovest dell'area, è stata rilevata la presenza di tali sostanze in più occasioni, anche durante l'esecuzione delle opere di bonifica.
Intervento di bonifica
Sono stati realizzati, secondo quanto previsto dal progetto di bonifica, i seguenti interventi:
Stato di fatto
Continua il previsto prelievo dell'acqua di falda contaminata da clorurati ed il suo invio al trattamento, oltre al monitoraggio chimico e fisico dell'area i cui risultati sono riassunti in relazioni semestrali presentate alla Provincia.
Attualmente continuano i controlli sulle acque di falda e dalla lettura dei referti analitici si rileva che le concentrazioni degli inquinanti rilevati, in particolar modo i composti clorurati, sono bassi.
La relazione semestrale Gennaio-Giugno 1997 conferma una sostanziale costanza dei valori nel tempo, indicando che la contaminazione continua a permanere nel corpo della discarica e non si diffonde né all'interno né all'esterno.
Su questo sito la Provincia ha richiesto all'ARPAV l'esecuzione di rilievi radiometri.
5.7) Gambarare Via Bastiette - MIRA
Individuazione dell’area
La discarica è situata lungo la SS, Romea in località le Bastie di Gambarare, l'area interessata è di circa 80.000 mq.
Nell'area, per molti anni la Montedison ha scaricato le ceneri di pirite provenienti dalla produzione di acido solforico, in quantitativi tali da formare cumuli di notevole altezza rispetto al piano campagna, dai 7 ai 16 m, ricoperti parzialmente con terreno vegetale.
Impatto ambientale
Negli anni sono stati eseguiti alcuni interventi per tamponare l'inquinamento prodotto dal dilavamento di questi cumuli, con ricoperture che non hanno mai dato una sicurezza totale; per infiltrazioni o per smottamenti, le ceneri sono sempre fuoriuscite dall'area, contaminando il fossato adiacente che, dopo un breve tragitto, confluisce in Laguna attraverso l'idrovora del Macchinon.
Va ricordato che le ceneri di pirite possono contenere metalli pesanti, in particolare l'arsenico, in concentrazioni anche elevate, tali da classificarle come rifiuti tossici e nocivi.
I metalli presenti, se non adeguatamente contenuti, possono contaminare le acque, superficiali e di falda, e i terreni agricoli.
Intervento di bonifica
La Veneta Mineraria S.p.A., proprietaria del sito, ha presentato domanda nel maggio 1996 alla Provincia di Venezia, per essere autorizzata al ripristino ambientale dell'area, mediante asportazione totale delle ceneri di pirite depositate.
L'aspetto più significativo del progetto è costituito dal riutilizzo delle ceneri, con asporto totale del cumulo elevato sopra il piano campagna e quindi ripristino del sito, favorendo la migliore reintegrazione morfologica e vegetativa possibile, nel contesto ambientale interessato.
Questo potrebbe essere possibile, sempre secondo il progetto, riutilizzando le ceneri come materia prima nel processo della produzione di cemento, che è attualmente il principale mercato per gli ossidi di ferro, chiamati commercialmente ceneri di pirite, e valutati nei listini delle Camere di Commercio di Roma e Firenze.
Le modalità operative previste per l'asporto delle ceneri sono discutibili, considerata la situazione del sito e la posizione limitrofa alla SS. Romea, non si vedono alternative; un punto negativo è il tempo previsto per il completamento della prima fase del progetto, che varia dai due ai quattro anni, mentre l'asporto di tutto il materiale è previsto in circa dieci anni.
Stato di fatto
Le operazioni di ripristino, autorizzate dalla Provincia, sono tuttora in atto.
Dalle relazioni annuali redatte dalla ditta Veneta Mineraria S.p.A., l'ultima relativa all'anno 1997, si evince che sono già state avviate al recupero ca. 170.000 tonn. di ceneri di pirite dall'inizio delle operazioni di smaltimento.
Individuazione dell’area
Il sito in oggetto è ubicato in Comune di Mira ed è compreso tra le località di Malpaga e Borbiago. E' delimitato a nord dall'autostrada VE-PD, a sud dallo scolo Lusore ed ha una superficie di ca. 85.000 mq.
In tempi passati è stato utilizzato come cava di argilla da impiegare per la fabbricazione dei laterizi.
Si può ritenere che nel decennio 1970-1980 il luogo sia stato utilizzato come discarica di rifiuti industriali non meglio identificati.
All'inizio degli anni '80 è stata attuata una sistemazione sommaria, mediante ricopertura con terreno agricolo e successive semine.
A seguito di interventi volti alla miglioria agricola del luogo, durante operazioni di sterro e movimentazione terra sono venuti alla luce strati e cumuli di rifiuti; in tali occasioni, personale dell'ufficio ecologia della provincia di Venezia, svolgendo attività di controllo sul territorio, riscontrava l'esistenza della discarica e provvedeva a far sospendere i lavori, denunciando all'autorità giudiziaria il proprietario dell'area e la ditta esecutrice dei lavori e chiedendo al Sindaco di Mira di ordinare alla ditta proprietaria di presentare un progetto di risanamento.
Impatto ambientale
E' stata riscontrata la presenza di rifiuti industriali provenienti dalla zona industriale di Porto Marghera. Nel corso di vari sopralluoghi è stato riscontrato che il materiale depositato nell'area ha uno spessore variabile da tra 0.5-3 metri, con una modesta ricopertura di terreno di coltivo.
Durante l'esecuzione di alcuni assaggi su terreno, realizzati a mezzo di escavatore cingolato, si manifestavano in alcuni punti, oltre che esalazioni tipiche di materiale in avanzato stato di decomposizione, evidenti odori di residui acetici e/o ftalici; in alcuni punti i rifiuti erano classificabili come tossici e nocivi.
Intervento di bonifica
Su ordinanza del Sindaco di Mira, è stato predisposto un progetto di risanamento dell'area, poi approvato dalla Provincia, che prevedeva:
I lavori di risanamento sono iniziati nell'ottobre 1990 e sono terminati nel gennaio 1993.
Individuazione dell’area
L'area interessata, avente una superficie di 6.000 m2, è situata lungo via Taglio a breve distanza dall'abitato di Marano di Mira. E' stata interessata in passato, probabilmente fino al 1980 ca., per lo scarico di rifiuti di vario tipo provenienti dal vicino stabilimento di acido solforico, solfato di sodio, ecc. di proprietà della ditta Marchi S.p.A.
Impatto ambientale
I rifiuti a loro tempo scaricati, costituiti principalmente da ceneri di pirite, fanghi di depurazione acque, materiali da demolizioni e scavi, hanno contribuito all'inquinamento dei fossati adiacenti e delle acque di falda.
Intervento di bonifica
La ditta Marchi S.p.A. ha presentato nel 1984 un progetto di risanamento dell'area, rivolto ad un recupero ambientale della zona, da realizzare rimodellando il terreno con l'aggiunta di una copertura di argilla per evitare infiltrazioni di acqua meteorica, il rifacimento dei fossati circostanti, il convogliamento delle acque di sgrondo in una vasca costruita appositamente per il controllo analitico di dette acque prima della loro immissione nel fossato adiacente.
Il progetto in questione è stato approvato dalla Provincia nel 1986, con prescrizioni ritenute necessarie per la sicurezza dell'ambiente circostante, relative allo scarico delle acque, alla copertura della discarica, all'installazione di tre piezometri di controllo ed all'esecuzione di analisi per verificare le variazioni qualitative delle acque all'ultimazione dei lavori di bonifica.
Nel 1987 la ditta ripresentava il progetto, modificato secondo le prescrizioni dettate dalla CTPA, ottenendo il parere favorevole della Commissione Consultiva per i Beni Ambientali della Provincia.
Infine il Comune rilasciava l'autorizzazione edilizia nell'aprile 1992, visti i precedenti pareri favorevoli al progetto.
Stato di fatto
I lavori di bonifica sono iniziati nel marzo 1993 e sono allo stato conclusi.
5.10) Via Stadio - PORTOGRUARO
Individuazione dell’area
All'interno della fabbrica di fertilizzanti ex Perfosfati, ora di proprietà Enichem S.p.A., in Comune di Portogruaro, in seguito alla demolizione di un impianto per la produzione di acido solforico sono stati accumulati in un capannone in disuso materiali di risulta e, in particolare, i materiali di riempimento delle torri di assorbimento.
Impatto ambientale
Le analisi successive hanno consentito di classificare i rifiuti depositati come rifiuti tossici e nocivi per la presenza di elevate concentrazioni d'arsenico e altri metalli. Un tentativo di neutralizzarne l'elevata acidità con calce non ha comunque modificato la classificazione, pur rendendo meno solubili i metalli e quindi meno immediato il pericolo ambientale.
Nel corso di successivi sopralluoghi effettuati nell'area è emerso che vi sono altre situazioni critiche dal punto di vista ambientale; in particolare, una discarica di ceneri di pirite e due vasche in terra per la decantazione delle acque, contenenti notevoli quantitativi di gessi.
Intervento di bonifica
In data 14.12.1993 l'Enichem Agricoltura S.p.A., ora Agricoltura S.p.A. (in liquidazione), ha presentato un progetto per la bonifica dello stabilimento. Tale progetto è stato approvato dalla Provincia di Venezia con decreto n. 4505 del 31.01.1994. Successivamente sono stati prorogati i termini per l'inizio delle operazioni di bonifica in quanto era in corso la formalizzazione del rogito di compravendita fra la ditta Agricoltura S.p.A. (in liquidazione) ed il comune di Portogruaro in merito alla cessione dell'area, con contestuale identificazione del soggetto che avrebbe dovuto provvedere effettivamente all'esecuzione degli interventi.
Il progetto di bonifica approvato dalla provincia veniva successivamente ripreso nel corso del 1997 ed a seguito di nuove indagini veniva presentato un nuovo progetto, approvato dal comune di Portogruaro con metodologie di intervento completamente diverse rispetto a quanto a suo tempo approvato dalla Provincia. Esso prevede, per la gran parte dell'insediamento industriale, l'asportazione dei materiali contaminati presenti (ceneri di pirite), mentre per l'area nord-ovest verrebbe adottata la "messa in sicurezza", consistente nella realizzazione di una cinturazione perimetrale utilizzando sfridi di roccia carbonatica che, a detta dei progettisti, dovrebbe innalzare il pH delle acque sotterranee e meteoriche, abbattendo conseguentemente la solubilità in acqua dei metalli pesanti presenti nel terreno. E' prevista anche una impermeabilizzazione superficiale dell'area interessata.
Stato di fatto
La Provincia di Venezia ha espresso le proprie perplessità riguardo l'intervento previsto, rilevando che tale tipologia di intervento non è sostenuta da adeguata documentazione tecnica relativamente alla validità dello stesso: in particolare non sono state effettuate prove sperimentali al fine di verificare l'efficacia del diaframma di roccia carbonatica, nelle particolari condizioni idro-geologiche dell'area, nell'evitare il dilavamento dei metalli pesanti presenti nei terreni contaminati, tale efficacia venendo invece postulata in via puramente teorica sulla base di valutazioni chimico-fisiche generali che, per quanto condivisibili, non erano sufficienti a supportare dal punto di vista tecnico-scientifico l'ipotesi proposta.
A seguito di una riunione tenutasi tra Regione Veneto, Provincia di Venezia e Comune di Portogruaro è stato concordato di realizzare un tratto sperimentale di diaframma in roccia carbonatica per verificare "sul campo" l'efficacia e gli effetti sul pH delle acque di percolazione e sulla solubilità dei metalli.
Individuazione dell’area
L'area inquinata di "S. Elena" è una ex cava di argilla situata in località S. Elena di Robegano in Comune di Salzano.
Cessata l'attività estrattiva, le fosse di cava a ovest sono state utilizzate parzialmente come discarica di rifiuti speciali per un quantitativo valutabile in circa 30.000 mc, presumibilmente tra il 1980 ed i 1981 ; le tipologie di rifiuti conferiti alla discarica, in assenza di ogni controllo, non sono ovviamente definibili con certezza e non si può escludere lo scarico di rifiuti tossici e nocivi.
Successivamente, l'area ad est con la rimanente è stata adibita a discarica di rifiuti solidi urbani da parte del Consorzio per lo smaltimento dei rifiuti urbani di Noale e dell'A.M.I.U. di Venezia, su autorizzazione della Regione Veneto.
In questa fase, fra il 1983 ed il 1985 sono stati smaltiti circa 100.000 mc di rifiuti urbani ed assimilabili.
Durante la gestione della discarica di rifiuti urbani, la Provincia, nell'esercizio delle sue funzioni di controllo, ha più volte segnalato alle autorità competenti carenze nella gestione ed inosservanze alle prescrizioni dettate dalla Regione nell'approvazione dei progetti.
Impatto ambientale
Successivamente alla chiusura della discarica, sono state notate in più punti fuoriuscite laterali di percolato, che andava ad inquinare le acque superficiali e di biogas, con presenza di odori molesti.
Successivamente alla chiusura della discarica, sono state notate in più punti fuoriuscite laterali di percolato, che andava ad inquinare le acque superficiali e di biogas, con presenza di odori molesti.
Intervento di bonifica
Le analisi sui materiali e sulle acque di falda, eseguite nell'ambito degli studi sopraccitati, hanno evidenziato un notevole carico inquinante di natura organica ed elevate concentrazioni di metalli. In alcune situazioni, le concentrazioni rilevate nelle falde sono addirittura superiori a quelle rilevate nelle acque di imbibizione dei rifiuti, per cui si potrebbe anche ipotizzare un inquinamento delle falde dovuto ad altre cause.
Ciò comunque non consente di escludere che la discarica interferisca con la qualità della falda.
In conclusione, il progetto di bonifica prevede la formazione di una copertura impermeabile di argilla, collegata ad un diaframma perimetrale in bentonite; prevede, inoltre, l'installazione di un impianto di monitoraggio in grado di controllare i parametri inquinanti presenti nelle acque di falda.
La condotta di acqua potabile del Consorzio Acquedotto del Mirese, che attraversa diagonalmente l'area, sembra essere abbastanza protetta da un banco di terra, non interessato dagli scassi di cava e dai seguenti imbonimenti con rifiuti; sarebbe comunque opportuno eseguire le opere di tutela previste dal progetto di discarica approvato dalla Regione Veneto, per impedire possibili infiltrazioni di inquinanti nella condotta, con le conseguenze per la salute pubblica che si possono ben immaginare.
A tutt'oggi, quanto previsto dal progetto di bonifica, forse per il costo stimato nel 1990 in circa 3.500.000.=, non è stato realizzato.
5.12) Sacca S.Biagio - VENEZIA
Individuazione dell’area
La sacca demaniale S. Biagio è stata data in concessione dal Magistrato alle Acque al Comune di Venezia nel 1970 ed ha ospitato, fino al 1984, l'impianto di incenerimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Venezia, gestito dall'A.M.I.U. (ora AMAV).
Durante il periodo di funzionamento dell'inceneritore, le scorie di combustione, per un quantitativo totale stimato di circa 60.000 mc, sono state scaricate nella sacca e stese con mezzi meccanici, senza peraltro prevedere alcun sistema di contenimento, né di protezione contro il dilavamento da parte delle acque meteoriche, se si esclude un muretto sul lato orientale e parte del lato meridionale.
Il degrado in cui si trova la sacca ha incentivato episodi di abusivismo che hanno prodotto ulteriore compromissione ambientale, con rifiuti di vario tipo abbandonati lungo le rive.
Impatto ambientale
Le scorie di combustione sono soggette a dilavamento sia da parte delle acque meteoriche, sia da parte delle acque lagunari, per effetto delle maree ; in fase di gestione dell'impianto, era presente un fossato che convogliava le acque di dilavamento in laguna, senza alcun trattamento.
Le analisi sulle ceneri avevano evidenziato la presenza di concentrazioni elevate di sostanze inquinanti, in particolare metalli pesanti, rilevabili anche nell'eluato; anche le acque scaricate in laguna contenevano sostanze inquinanti, in concentrazioni superiori ai limiti ammissibili.
Non disponendo di dati analitici aggiornati, è difficile quantificare l'attuale impatto ambientale della discarica, anche se non si può ovviamente escludere che persista il rilascio di inquinanti nelle acque della laguna, come peraltro appare dagli evidenti fenomeni d'erosione delle scarpate.
Intervento di bonifica
Qualunque sia la destinazione finale dell'area, non si ritiene che si possa prescindere da un intervento di bonifica che peraltro, ad una prima analisi, secondo uno studio realizzato per conto del Comune di Venezia.
E' stato realizzato dal Consorzio Venezia Nuova il marginamento della sacca e la protezione delle ceneri dal dilavamento meteorico mediante ricopertura con uno strato impermeabile di argilla e quindi con terreno vegetale.
Stato di fatto
In ottemperanza ad apposita ordinanza del Sindaco di Venezia n. 2658/97, emessa su invito della Provincia, L'AMAV ha trasmesso un "Piano di lavoro per l'accertamento della situazione di inquinamento dell'isola nuova ex-inceneritore, Sacca S. Biagio", acquisito agli atti con prot. n. 21281 del 27.05.1997. La Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente, nella seduta del 15.09.1997, ha espresso parere favorevole richiedendo la realizzazione di una approfondita indagine idrogeologica nell'area in oggetto nonché l'effettuazione di prelievi ed analisi al fine di caratterizzare anche la composizione dei rifiuti stoccati nel sottosuolo dell'area di cui trattasi, con particolare riferimento ai microinquinanti organici.
5.13) Sacca Serenella - VENEZIA
Individuazione dell’area
Si tratta della Sacca Serenella a Murano, interessata in passato da scarico di materiali di risulta provenienti dalle locali vetrerie.
Le aree sottoposte a studio sono state la Sacca vera e propria ed il canale di accesso con profondità media di 1 metro.
Indagine ambientale
Sono stati eseguiti:
Per l'ottenimento di un campione rappresentativo dei sondaggi, da sottoporre ad analisi, si sono omogeneizzate le parti di carote ottenute fino a ca. 4-4.50 m. Non si è ritenuto di spingersi oltre nell'analisi, sostenendo che "l'analisi visiva delle carote evidenziava che gli strati più profondi non risultavano interessati da materiali di risulta di natura antropica".
Per l'ottenimento di un campione rappresentativo dei carotaggi, da sottoporre ad analisi, si sono omogeneizzate le parti di carote ottenute, ad intervalli di mezzo metro e fino a due metri di profondità.
Sui campioni prelevati sono state eseguite analisi chimiche di laboratorio al fine della loro caratterizzazione sia secondo il DPR 915/82 che secondo la L. 360/91, ai fini di un loro eventuale riutilizzo per il risanamento morfologico della Laguna. I parametri ricercati sui campioni da sondaggi sono stati: IPA, Fenoli, PCB, Idrocarburi totali, Cianuri, Sb, As, Cd, Cr totale, Cr esavalente e suoi composti, Hg, Ni, Pb, Cu totale, Cu solubile, Se, Zn. Soltanto sui campioni ottenuti dai sondaggi sono stati inoltre effettuati i test di cessione con acido acetico. Si sono ottenuti i seguenti risultati.
Acque di falda
Sono superati i limiti previsti per le acque potabili dal DPR 238/86 (alcuni metalli e fenoli).
Area discarica
I campioni sono stati classificati all'analisi come "speciali non tossico-nocivi". Le siti idonee al ricevimento sono di II^ categoria tipo B o C. l'indagine individua, a seconda della convenienza economica, la separazione dei rifiuti in classi di pericolosità, ed il successivo invio in discarica, oppure la rimozione del materiale come campione medio.
In alternativa viene ipotizzata la possibilità di utilizzare i materiali circostanti i sondaggi S1, S2, S5, S6 all'interno della conterminazione lagunare per operazioni di ripristino morfologico. Si sostiene infatti che rientrando essi nei limiti della Tab. 1, colonna C della L. 390/91 potrebbero essere utilizzati per interventi riguardanti ampliamenti ed innalzamenti di isole permanentemente emerse o di aree interne limitrofe alla conterminazione, nel rispetto dei prescrizioni al riguardo previste. Per i materiali ottenuti dalle aree limitrofe ai sondaggi S3 e S4 si ipotizza invece il ripristino altimetrico di aree depresse esterne alla conterminazione, con loro totale isolamento e impermeabilizzazione.
L'indagine propone come alternativa, di considerare la media delle risultanze analitiche di tutti i campioni, ottenendo un materiale rientrante nei limiti di colonna C della L. 390/91, utilizzabile per gli usi già descritti.
Canale
Tutti i campioni sono stati classificati all'analisi come "speciali non tossico-nocivi".
Anche per questi è da valutare l'opportunità dello smaltimento in idonea discarica o il riutilizzo in ambito lagunare. Nel secondo caso, alcuni materiali rientrerebbero in Tab. 1, colonna B, L. 390/91 mentre altri sarebbero non classificabili, avendo concentrazione superiore ai limiti previsti per la colonna C. Facendo invece la media dei risultati Tab. 1, colonna C, L. 390/91.
E' stato inoltre effettuato il confronto tra i risultati ottenuti e la normativa Piemontese, che ha evidenziato il superamento dei valori di accettabilità previsti per le aree industriali (per il contenuto in selenio).
Stato di fatto
La Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente ha esaminato la proposta di indagine ambientale in data 2 Marzo 1998, esprimendo parere positivo all'ipotesi di costruire un'area di stoccaggio impermeabilizzata al fine di stoccare, analizzare e caratterizzare per lotti di circa 5oo mc. cadauno i fanghi e/o materiali ivi scaricati.
Tali materiali potranno essere successivamente avviati ad idonea discarica o più opportunamente inertizzati in loco per un loro riutilizzo come materiali per imbonimenti e/o ripristini di arginature di isole lagunari nel rispetto della normativa vigente.
Il parere è stato trasmesso al Comune di Venezia per l'approvazione dell'indagine presentata.
Individuazione dell’area
L'area, in passato interessata da scarichi di rifiuti industriali (gessi, scarti di fonderia, bitumi, macerie), ha una estensione di ca. 36 ettari e si affaccia sul bacino della laguna veneta a ca. tre km dal centro urbano di Mestre, ed è sita nella frazione di Campalto lungo la SS Triestina a NE di Venezia.
La Barena del Passo si estende in direzione NE-SW all'incirca parallelamente al cordone litoraneo che separa lìarea lagunare dal mare adriatico ed è delimitata a nord dal canale Osellino, ad ovest dal canale scolmatore e a sud ed est dalla laguna.
Indagine ambientale
Nell'ambito del "Piano Guida" del Comune di Venezia per la costituzione del Parco di S. Giuliano, sono state svolte indagini che si sono estese anche alla Barena del Passo a Campalto.
L'esame dei referti analitici sulla biotossicità e sulla composizione chimica dei materiali presenti (secondo quanto previsto dal Protocollo del Ministero dell'Ambiente) conduce alle seguenti considerazioni:
Intervento di bonifica
L'intervento originariamente previsto consisteva in una cinturazione perimetrale ottenuta grazie ad un diaframma plastico in bentonite granulare dello spessore di 25 cm e di altezza variabile, immorsata in uno strato sottostante di argilla dello spessore variabile tra i 7-12 m, con buoni valori di permeabilità. Erano inoltre previste la rimodellazione e l'impermeabilizzazione superficiale.
Stato di fatto
A seguito della scoperta successiva della natura radioattiva dei fosfogessi scaricati in barena, il Sindaco di Venezia ha emanato ordinanza contingibile ed urgente in data 13.02.1998 per imporre al Magistrato alle Acque la messa in sicurezza dell'area. La perizia di variante successivamente presentata prevede l'adozione di un sistema multibarriera costituito da (a partire dalla laguna verso terra):
E' prevista in superficie l'adozione di una copertura in fogli di geocomposito impermeabile alle ingressioni di acqua piovana ed alle fuoriuscite di gas radon.
Il costo per la realizzazione dell'intervento è stimato in ca. 60.000.000.000 di lire.
Individuazione dell’area
Si tratta di un'area di recente individuazione. Negli anni 50-60 era stata escavata in questo sito una cava al servizio della fornace di proprietà "Bertoldo". Gli accertamenti effettuati hanno consentito di appurare che la cava è stata successivamente imbonita utilizzando materiali i varia natura, tra cui fosfogessi di provenienza ex - Montedison.
L'area risulta attualmente di proprietà degli eredi "Bertoldo".
La proprietà è circondata da un lato dalla ferrovia e dagli altri lati da fossati di servitù ai campi agricoli limitrofi.
L'area non è generalmente agibile in quanto coperta da folta vegetazione.
Indagine ambientale
L'esame visivo dei materiali presenti rivela trattarsi di rifiuti di colore grigiastro, più soffice e friabile (simile a cenere), rispetto a quello presente nella Barena del Passo a Campalto.
L'area di cui trattasi è stata sottoposta a determinazione della radioattività da parte del PMP d Mestre in data 18.03.1998. I risultati ottenuti indicano che all'interno della ex-cava i valori di rateo di dose (mSv/h) sono superiori ai normali livelli del fondo di circa 5 volte mentre nell'area vicina si rilevano i normali valori del fondo ambientale.
Progetto di bonifica
Allo stato attuale non risulta presentato alcun progetto per la bonifica o la messa in sicurezza dell'area.
Il Comune di Venezia ha emanato apposita ordinanza per garantire la bonifica o la messa in sicurezza dell'area.
Individuazione dell’area
E' inserita in una più vasta zona che si colloca sul margine lagunare, nei pressi della foce di Piave Vecchia, in prossimità del ponte nuovo sul Sile. A Nord confina col canale Casson, a Est con il Sile, mentre a Sud è delimitata dalla Via Fausta. Il territorio interessato presenta ampi spazi destinati all'agricoltura ed orticoltura, con una vasta area umida formata da vasche disposte a pettine che fungevano da peschiera fino a circa 30 anni fa, la cui funzione oggi è andata perduta per mancanza di una buona circolazione idrica.
L'area, di proprietà della Congregazione Armena Mechitarista, per la sua distanza dai centri abitati e per la sua particolare conformazione (era classificata "incolta, coltivabile attraverso bonifica"), fu scelta alla fine degli anni 70 per "l'interramento sanitario" dei R.S.U., a seguito di apposite convenzioni fra AMIU e la proprietà e previa autorizzazione degli Enti competenti dell'epoca.
La convenzione prevedeva l'impegno da parte dell'AMIU a riconsegnare a fine attività il terreno con uno spessore di sabbia o terriccio non inferire a 60 cm dallo strato superiore dei rifiuti; ciò avrebbe permesso di coltivare i terreni, anche con media aratura, recuperando gran parte dell'area ad attività agricola con semina essenzialmente di pianti di mais.
L'AMIU utilizzò nel 1979 l'area interessata dall'ordinanza per costruire, a titolo sperimentale due vasche di capacità pari a 1000 mc cadauna, per l'interramento controllato dei RSU.
Le due vasche furono ricoperte con un telo per la loro impermeabilizzazione rispettivamente in PVC ed in Hypalon.
L'area ha forma rettangolare con le seguenti dimensioni approssimative:
in parte adibita a discarica di RSU utilizzando la "bassatura" naturale, previo prosciugamento ed in parte adibito alla costruzione delle due vasche sperimentali impermeabilizzate, utilizzate per lo scarico controllato di RSU dal novembre 79 al maggio 80. A seguito del buon risultato della sperimentazione, venivano costruite, proseguendo verso Est, rispetto al settore indicato nell'ordinanza, altre tre vasche dalla capacità di ca. 20.000 mc cadauna, di profondità media di 2,70 m., impermeabilizzate con telo di Flagon E, con copertura del fondo con uno strato di 40 cm di sabbia. All'interno delle vasche il drenaggio era effettuato tramite tubi che convogliavano il percolato in un pozzetto di raccolta, prosciugato con autobotte ed inviato agli impianti di depurazione.
Le tre vasche, riempite alla fine del 1983, sono state ricoperte con uno strato di materiale di sabbia e limo di altezza minima di 60 cm. Le ultime due vasche sono attualmente ricoperte di vegetazione spontanea di tipo palustre, mentre la prima, a fianco delle vasche sperimentali, è coltivata a mais.
Erano state scavate ulteriori tre vasche sempre proseguendo verso Est, ma non sono state utilizzate.
Attualmente nell'area è presente una stazione di travaso dei RSU provenienti dal Cavallino e presidiata da personale AMAV.
Indagine ambientale
L'esame stratigrafico dei sondaggi geognostici in punti limitrofi all'area di cui trattasi, presenta una composizione litologica sostanzialmente omogenea con prevalenza di terreno sabbioso-limoso di colore giallo o grigio con intercalazione di argilla limosa, grigia, molle fino ad una profondità di circa 5 m. La profondità della prima falda superficiale dal piano campagna oscilla fra 0,35 e 70 cm.
In ottemperanza all'ordinanza Sindacale n. 3249798, ex Decreto Legislativo n. 22 del 5.2.1997, art. 17, la ditta AMAV ha presentato un piano di lavoro per l'accertamento di eventuali forme di inquinamento verso i corpi idrici sotterranei ad opera dei materiali stoccati.
Per la verifica e la valutazione dell'eventuale infiltrazione di contaminate del sottosuolo e nelle falde, si prevede l'infissione di sette piezometri lungo tutto il perimetro della discarica di RSU e di due piezometri ad una distanza di circa 100 m. a Sud della stessa. Per ogni piezometro si valuterà la qualità delle acque e si potranno verificare, tramite la lettura dei livelli in tempi diversi, i rapporti fra gli acquiferi per la definizione delle curve isopiezometriche, che verranno descritte in relazione ai dati mareografici del momento, e si potranno così determinare la direzione effettiva del flusso delle acque di falda e tenere sotto controllo l'eventuale pennacchio creato dal movimento degli inquinanti.
Durante le perforazioni per l'installazione dei piezometri, se l'esame organolettico lo rendesse necessario, verranno campionate porzioni di terreno indisturbato in modo da verificare eventuali contaminazioni. I campioni prelevati saranno catalogati in cassette per carote geologiche, fotografati e periziati in modo da avere dati geognostici disponibili e valutare l'attendibilità delle analisi delle acque di falda.
Le trivellazioni raggiungeranno profondità tali da garantire l'ancoraggio della parte bassa del piezometro (testa cieca) nello strato immediatamente sottostante la falda. La microfessurata della testa sarà avvolta con un telo/calza di materiale filtrante di tessuto non tessuto, a sua volta immerso in un battente di ghiaino per evitare che materiali grossolani vadano ad interessare il filtro in tessuto non tessuto. Il tutto verrà sigillato con cemento/bentonite in modo da non avere collasso delle pareti del pozzo al momento dell'estrazione della tubazione provvisoria di rivestimento.
Le tubazioni costituenti il piezometro saranno di diametro minimo di 85 mm in materiale plastico (polietilene).
I parametri di cui si prevede l'analisi sulle acque prelevate sono:
pH, BOD5, COD, N totale, NH4+, NO2-,Fe totale, Alcalinità, Cl-, SO42-, S2-, As, Pb2+, Cd2+, Cromo, Cu2+, Ni2+, Zn2+, Ca2+, Mg2+, Na+, K+, temperatura.
Stato di fatto
Il Piano di Lavoro è stato esaminato dalla Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente nella seduta del 15.09.1997, ed è stato approvato con prescrizioni.
5.17) Vallone Moranzani - VENEZIA
Premessa
Nell'ambito delle proprie attività di vigilanza in materia ambientale, la Provincia di Venezia aveva individuato il vallone Moranzani come area da sottoporre ad indagine ambientale, essendo storicamente acquisito che nel corso degli anni vi fossero stati scaricati rifiuti di varia natura. Pertanto con nota del 16.01.1997 la Provincia invitava il Sindaco del Comune di Venezia ad emanare apposita ordinanza al fine di garantire l'esecuzione di eventuali operazioni di bonifica nell'area individuata.
Il Sindaco di Venezia emanava in data 14.03.1997 l'ordinanza n. 1631 nei confronti delle ditte Enichem S.p.A. ed Ausimont S.p.A., con cui imponeva alle ditte di redigere un piano di lavoro per l'accertamento della situazione di inquinamento (suolo - sottosuolo - acque freatiche) del sito e del suo impatto con l'ambiente circostante.
La ditta Ausimont S.p.A. ha presentato lo studio richiesto in data 10.12.1997, (prot. 257 del 07.01.1998) limitatamente alle aree di propria competenza
La ditta Enichem S.p.A. ha presentato lo studio richiesto in data 23.01.1998 (prot. 4247 del 29.01.1998), limitatamente alle aree di propria competenza.
AREA AUSIMONT S.p.A.
Individuazione dell’area
Si tratta del sito della discarica di II categoria tipo B, per rifiuti speciali non tossico-nocivi, autorizzata con DPP 3393 del 15.01.1996. L'area si presenta con una superficie uniformemente pianeggiante, fatta eccezione per due depressioni nel settore est, dove permangono due depressioni con relativi specchi d'acqua.
La discarica vera e propria è costituita da sei vasche aventi profondità approssimative di ca. 2-3 m ciascuna, di forma rettangolare e dimensioni approssimative di 80 m * 50 m. Attualmente 4 di tali vasche sono colmate e ripristinate a verde, mentre due sono colmate ed in attesa di ripristino. Nelle vasche è stata accumulata "torbida di gesso" (sospensione acquosa di Ca SO4) derivante dalla produzione di acido fluoridrico.
Il livellamento del terreno nella restante area è stato eseguito con materiali prevalentemente costituiti da ceneri provenienti dalla Centrale Termoelettrica ENEL di Fusina.
Indagine ambientale
Sono stati eseguiti 20 microsondaggi spinti sino alla profondità di 5 m da p.c., finalizzati alla verifica diretta della presenza di eventuali contaminazioni mediante:
I metalli analizzati sono stati: Cr, Pb, Cd, Hg, Cu, Zn, Fe, Ni e Ba
I risultati sono stati confrontati con i valori limite della normativa Piemontese nel caso dei suoli, e con i valori del DPR 236/88 per le acque.
Commento ai risultati:
Nella lettera di trasmissione dell'indagine si sostiene la non contaminazione del sito e, conseguentemente, l'assenza di impatto ambientale.
AREE ENICHEM S.p.A.
Individuazione dell’area
Le aree di proprietà Enichem S.p.A. risultano ubicate nelle vicinanze dello stabilimento petrolchimico di Porto Marghera . Esse sono localizzate in prossimità di canali irrigui e fiancheggiano, ad ovest e sud-ovest, il corso del naviglio del Brenta. In particolare l'area C è confinante con la discarica di II categoria, tipo B della ditta Ausimont S.p.A.
Le aree A, B e C hanno superfici rispettivamente di 11, 15.5 e 10 Ha.
Indagine ambientale
Area A
La successione litostratigrafica del sottosuolo dell'area può essere così schematizzata:
I terreni di riporto risultano contenere quantità significative di IPA, esclusivamente in corrispondenza dei livelli di riporto costituiti da residui industriali nerastri di consistenza fangosa. Il mercurio è risultato presente in concentrazioni superiori agli standard di riferimento (Regione Piemonte) in un solo sondaggi; al contrario il ferro, pur non essendo considerato una sostanza tossica, è presente in quantità significativa.
Le acque sotterranee risultano caratterizzate da presenze di IPA (quasi esclusivamente nella falda superficiale). Sono state inoltre rilevate concentrazioni significative di cloruri, Fe, e ammoniaca, distribuiti senza marcata distinzione nei diversi acquiferi, fatta eccezione per il Fe che è stato rilevato nella sole falde sottostanti (1 e 2). A livello puntuale sono state riscontrate concentrazioni significative di mercurio, e di composti organo alogenati.
L'indagine ipotizza correlazione tra la presenza di terreno di riporto e contaminazione della falda.
Area B
La successione litostratigrafica del sottosuolo dell'area può essere così schematizzata:
I terreni risultano, in genere, di qualità compatibile con l'uso industriale (normativa Piemontese). In un unico punto sono state rilevate concentrazioni di inquinanti superiori agli standard di riferimento citati, relativamente ad As e Cu nel livello superficiale del riporto ed ai composti clorurati in profondità.
La qualità dell'acqua è scadente a causa della presenza di cloruri (in seguito ad ingressione marina), ione ammonio e tetracloroetilene, puntualmente presente in concentrazioni anche significative (in associazione con tricloroetilene e cloro-, nitro-derivati del benzene. Nelle acque della prima falda sono inoltre presenti concentrazioni significative di Hg, Cu, NO2 e SO4.
E' stata rilevata la mancanza di evidenti correlazioni tra le caratteristiche del terreno e quelle della falda sottostante in quanto, a fronte di un ridotto inquinamento del suolo si nota una distribuzione diffusa ed omogenea dei contaminanti nelle acque di falda, che presumibilmente prescinde dal solo apporto delle sostanze presenti nel terreno sovrastante.
Area C
La successione litostratigrafica del sottosuolo dell'area può essere così schematizzata:
In quest'area i terreni aventi contenuto di contaminanti superiore ai valori limite previsti dalla normativa Piemontese per le aree industriali sono circoscritti allo strato di riporto e risultano localizzati in corrispondenza dell'estremo settore nord-orientale dell'area e di una stretta fascia posta a sud-ovest. Arsenico, rame e mercurio sono le sostanze rilevate in concentrazione superiore ai valori limite citati. Nella parte più superficiale di un sondaggio è stata inoltre rilevata una concentrazione di idrocarburi totali superiore agli standard di riferimento. Per alcuni sondaggi è stato infine misurato un valore di pH superiore a 9.
Le acque sotterranee risultano caratterizzate da presenza significativa di ammoniaca e solfati, questi ultimi, in particolare, nella sola falda superficiale. Solventi clorurati, nitrobenzeni e IPA, nelle acque di 5 dei 6 piezometri monitorati sono presenti in concentrazioni inferiori o prossime ai limiti di rilevabilità analitica, confermando la modesta presenza di inquinanti nei terreni.. Solo nelle acque di un piezometro sono stati rilevati alcuni solventi clorurati, clorobenzeni, nitrobenzene ed IPA in quantità significative. Per quanto riguarda i metalli, solo As e Hg sono stati rinvenuti in concentrazioni superiori ai limiti di potabilità, ma comunque entro i valori soglia individuati dal DPR 962/73.
Non è stata individuata corrispondenza tra contenuto di inquinanti nel suolo e nelle acque.
Progetti di bonifica e messa in sicurezza
Area A
La ditta Enichem ha proposto la messa in sicurezza, in considerazione del notevole quantitativo di terreni e materiali contaminati presenti (stimati in almeno 100.000 mc)e della presenza di uno strato impermeabile ad una profondità variabile tra 2.5-4.2 m ed avente spessore medio di 4.0-4.5 m).
Area B
E' stato proposto di approntare un programma di monitoraggio e controllo idrogeologico
Area C
E' stato proposto di effettuare una serie di indagini al fine di meglio verificare eventuali relazioni fra contaminazione dei suoli e delle acque. Qualora si arrivasse a stabilire tale correlazione, si dovrà procedere alla messa in sicurezza del sito.
Stato di fatto
Lo studio presentato è all'esame da parte della Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente.
Individuazione dell’area
Nella zona denominata Via Bottenigo a Marghera, compresa sostanzialmente tra la stessa via Bottenigo e il raccordo autostradale con la SS. Romea.
Nell'area esisteva un deposito sotterraneo, in serbatoi di cemento a doppia parete, di combustibile per uso militare, parzialmente distrutto durante la seconda guerra mondiale e non più utilizzato.
Intorno agli anni '60, l'area è stata adibita a discarica di rifiuti urbani e industriali e quindi, tra il 1984 e il 1985, a discarica di rifiuti tossici e nocivi, autorizzata dalla Regione Veneto, limitatamente a quattro serbatoi non danneggiati.
Impatto ambientale
Nel corso di indagini successive, si è evidenziato l'inquinamento derivante dai rifiuti interessati nell'area interna alle vasche, sommariamente ricoperte da materiali di recupero (scorie di fonderia, materiali da demolizione, ecc.), con fuoriuscite di percolato lungo il perimetro, in particolare sul lati sud e ovest.
Intervento di bonifica
Sono stati eseguiti interventi di contenimento e posizionati pozzetti di controllo intorno alle quattro vasche contenenti i rifiuti tossici e nocivi, ma non si è attuato alcun intervento di risanamento o messa in sicurezza sull'intera area, nonostante la Regione abbia, nel 1991, stanziato allo scopo la somma di due miliardi di lire.
Nel 1989, il Comune di Venezia ha commissionato uno studio geologico ed un progetto di bonifica dell'area; il progetto prevede sostanzialmente il contenimento laterale dell'inquinamento, mediante la realizzazione di un diaframma impermeabile ancorato agli strati argillosi sottostanti, nonché la rimodellatura e l'impermeabilizzazione superficiale con argilla e la sistemazione idraulica.
Stato di fatto
Nulla di modificato rispetto alla situazione originaria. I lavori sono bloccati a causa della mancata bonifica da ordigni bellici.
Individuazione dell’area
L'area è individuata catastalmente in Comune di Venezia - sezione Burano Fg. 6 mappali 54p - 58p, essa si colloca ai confini della Laguna di Venezia in prossimità della foce del fiume Dese all'estremità Sud della "Tenuta Montiron".
La superficie estesa per circa 84.000 mq è stata oggetto negli anni 1976 - 1978 dallo scarico, per una quantità stimata in 70.000 - 90.000 mc., dei rifiuti solidi urbani provenienti dal Comune di Venezia. La ricopertura della discarica è stata effettuata in modo sommario con della terra e attualmente il sito si presenta in uno stato di abbandono con una rada vegetazione spontanea.
Dalla ricognizione effettuata nel corso dell'anno 1996 da tecnici del Settore Ecologia della Provincia di Venezia sui siti inquinati ad elevato impatto ambientale esistenti nel territorio veniva evidenziato anche il sito in oggetto.
Rilevata la competenza del Sindaco nell'emanazione di ordinanze per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica, si invitava il Sindaco del Comune di Venezia, con lettera del 16.01.1997 n. 1406/97, ai sensi dell'art. 33 L.R. 16.4.1985 n. 33 e successive modificazioni ed integrazioni ad emettere apposita ordinanza per intraprendere eventuali operazioni di bonifica dell'area.
Il Sindaco di Venezia emanava l'ordinanza n. 2656 del 18.4.1997 nei confronti della proprietà dell'area.
Indagine ambientale
In ottemperanza ad una successiva ordinanza sindacale n. 5584 del 2.10 1997, è stata presentata una proposta d'indagine sul suolo e sottosuolo, nonché sulle acque di falda, dell'area sita in località Montiron.
L'esecuzione di cinque sondaggi prevista da tale proposta d'intervento, esaminata dalla Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente, è stata ritenuta insufficiente e ne è stato richiesto il raddoppio. Si è inoltre ritenuto che i sondaggi debbano spingersi ad una profondità tale da raggiungere almeno la 2a falda o falda profonda.
Stato di fatto
Si è in attesa della presentazione, da parte della proprietà dell'area, dell'integrazione richiesta.
5.20) Canale industriale - VENEZIA
Individuazione dell’area
E' collocata nel settore centrale della Laguna veneta, al margine nord della stessa, ad una distanza di ca. 7 Km dal centro storico della città di Venezia. Il sito risulta prossimo alla strada statale n. 11 ed alla ferrovia Milano - Venezia, oltre che agli abitati di Mestre e Marghera. Nell'ambito del polo industriale di Porto Marghera, il sito in questione si colloca alla testa del Canale Industriale Nord, prospiciente il cantiere navale Fincantieri.
Impatto ambientale
I sedimenti depositatisi nel corso degli anni sul fondo dei canali portuali ed industriali risultano essere contaminati da vari inquinanti, derivanti dalle attività che vi si sono svolte e che vi si svolgono, al punto da farli classificare come rifiuti speciali ed in alcuni punti anche tossico-nocivi. E' riconosciuta la necessità di provvedere al dragaggio di tali canali, al duplice scopo di eliminare una causa di degrado dell'ambiente lagunare e di garantire la navigabilità dei canali, essenziale per lo sviluppo delle attività portuali, cantieristiche ed industriali in genere.
Indagine ambientale
Nel bacino terminale del Canale Industriale Nord sono state effettuate, nel febbraio 1996, 23 prospezioni all'interno dell'area di scavo, spinte fino alla profondità di 8.5 m dalla quota medio mare. Da ciascuna prospezione sono stati tratti da uno a cinque campioni medi , prelevati a profondità differenziate, per un totale di 40 campioni complessivi. Per ciascuna sostanza esaminata, è stata calcolata la media ponderale dai campioni di ciascun sondaggio.
Le sostanze ricercate sono state: metalli (su tal quale ed eluato), IPA, ammine aromatiche, idrocarburi clorurati, idrocarburi aromatici, fenoli, pesticidi poliorganici e PCB.
Su 23 prospezioni, 7 sono risultate luogo di deposizione di rifiuti tossico-nocivi. I valori riscontrati sono tutti di poco oltre la soglia, poiché il rapporto Ci/CL varia tra 1.10-1.63. In generale la contaminazione è dovuta esclusivamente all presenza di metalli pesanti quali As, Cd e Hg. La contaminazione da sostanze organiche è praticamente assente in tutta l'area indagata, ad eccezione di alcuni sondaggi in cui i valori di concentrazione dei soli PCB risultano appena superiori ad 1/100 della concentrazione limite.
Progetto di bonifica
E' stato predisposto un progetto esecutivo per lo smaltimento dei sedimenti inquinati depositatisi sul fondo del Canale, che prevede in successione: dragaggio ed asportazione dei sedimenti, trasporto e successivo stoccaggio in sito attrezzato presso l'isola delle Tresse, trasporto e successivo trattamento di ricondizionamento presso l'impianto sito in Malcontenta, smaltimento finale presso idonea discarica.
Stato di fatto
L'impianto per il ricondizionamento dei fanghi, passato al vaglio della Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente, ha ottenuto parere favorevole. E' in fase di rilascio il provvedimento di autorizzazione all'esercizio, che consentirà l'avvio delle operazioni.
Individuazione dell’area
Il Canale Lusore, nel suo tratto terminale, di proprietà demaniale ed in gestione al Consorzio di Bonifica Medio Brenta, costeggia la Via Padana in direzione Malcontenta, per poi attraversare lo Stabilimento Petrolchimico Enichem (ex Montedipe) e infine sfociare, nella darsena denominata Rana, in laguna di Venezia.
In questo tratto all'interno della zona industriale il canale, fino agli anni '70, è stato il recapito degli scarichi delle acque reflue dalle lavorazioni industriali che, senza alcun trattamento preventivo di depurazione, vi hanno sversato il loro carico inquinante: le sostanze solubili si sono disperse nella laguna, mentre quelle insolubili, pesanti e non biodegradabili si sono, nel corso del tempo, accumulate sul fondo del canale, dove in parte persistono tuttora.
I fanghi presenti sono contaminati da mercurio (presente in forma metallica e come sali poco solubili) ed idrocarburi clorurati, provenienti dagli scarichi diretti degli impianti di produzione dei reparti "cloro-soda" e "cloruro di vinile monomero" dello stabilimento petrolchimico di Porto-Marghera, almeno fino all'attivazione degli impianti di depurazione avvenuta intorno alla metà degli anni '70.
Le analisi hanno evidenziato che le concentrazioni dei contaminanti sono tali da far classificare i fanghi, in alcuni punti, come rifiuti tossici e nocivi.
Impatto ambientale
Oltre al danno ambientale, derivante dalla dispersione degli agenti inquinanti in laguna avvenuta nel corso degli anni, il rischio potenziale dovuto allo stato attuale di inquinamento dei sedimenti sul fondo del canale Lusore si può collegare principalmente a due meccanismi distinti:
Intervento di bonifica
La ditta Enichem S.p.A. ha presentato uno "Studio di fattibilità per la bonifica del tratto terminale del Canale Lusore Brentelle", che si articola nelle seguenti fasi:
- Disidratazione meccanica. Consiste semplicemente nel trattamento dei fanghi con nastropressa, al solo scopo di conferire le caratteristiche di palabilità sufficienti a consentirne lo smaltimento in discarica IIC.
- Trattamento termico ad alta temperatura per la distruzione del contenuto di organici (termodistruzione) e contemporanea fusione della componente inorganica (vetrificazione).
- Sistema di trattamento fanghi con lavaggio e flottazione preventivi allo smaltimento. Il principio di funzionamento, valutato soltanto in linea teorica, consente di asportare selettivamente la frazione a granulometria più fine, che è la più inquinata, per lo smaltimento successivo in discarica. Per una descrizione si rimanda allo schema individuato.
- Sistema di lavaggio con solventi. Come ulteriore ipotesi di disinquinamento, viene proposto un lavaggio a ciclo chiuso dei sedimenti con solventi definiti "eco-compatibili" (miscele etil-acetato/acetone) per la solubilizzazione delle sostanze organiche.
Tra le diverse soluzioni proposte:
la a) comporta elevati costi di smaltimento e prevedibili problemi di conferimento;
le b) sono le soluzioni più approfonditamente investigate;
la c) è ventilata come ipotesi;
la d) è stata studiata unicamente su scala di laboratorio.Stato di fatto
A seguito di quanto presentato, la Provincia di Venezia imponeva con proprio decreto n. 7724 del 27.02.97 che la ditta Enichem S.p.A. "previo approfondimento delle diverse soluzioni tecnologiche proposte nello studio di fattibilità presentato, al fine della successiva esecuzione, elabori un definitivo progetto di bonifica dell'area in oggetto, nel termine di 90 giorni dalla notifica del presente atto, da inoltrare successivamente per la sua approvazione, prestando particolare attenzione alle soluzioni che prevedono il trattamento termico ad alta temperatura dei sedimenti del Canale o il loro lavaggio con solventi, senza peraltro escludere le altre ipotesi contenute nello studio di cui trattasi o altre eventuali soluzioni tecnologiche non considerate".
La ditta Enichem ha presentato ricorso al TAR avverso tale decreto.
A seguito del passaggio di competenze in materia di approvazione dei progetti di bonifica ai comuni, a seguito del D. Lgs. 22/97, il Comune di Venezia emanava ordinanza sindacale nei confronti della ditta Enichem, chiedeva nuovamente la presentazione di un progetto di bonifica dell'area.
La ditta Enichem presentava ricorso al TAR anche nei confronti di tale ordinanza, informando comunque di stare predisponendo quanto richiesto.
E' stato nel frattempo presentato il progetto di bonifica richiesto, che ricalca sostanzialmente la soluzione b).
I costi per la bonifica non sono per il momento ipotizzabili, in quanto non sono esattamente definiti gli obiettivi di qualità, la quantità di materiali contaminati e le modalità di confinamento; in via cautelativa si ritiene che possano essere valutati almeno in ca. £ 40-50 miliardi.
Individuazione dell’area
L'area è individuata catastalmente al Fg. 6, mapp. 337 del Comune di Venezia. Detto mappale risulta intestato al Demanio dello Stato.
L'area confina a nord con il mappale 333, anch'esso del Demanio, ad est con la strada statale, ad ovest con l'area industriale di Porto Marghera ed a sud con il Canale Vecchio in diretto collegamento con la Laguna di Venezia.
Attualmente la zona si presenta ricoperta da vegetazione spontanea anche di alto fusto, che comunque lascia intravedere in alcune zone lo strato di materiale di riporto presente.
La quota altimetrica dell'area rispetto al livello medio di marea dell'adiacente Laguna è molto ridotta, per cui essa è spesso soggetta ad allagamenti ed erosioni che portano alla luce i materiali sottostanti.
Sull'area sono state svolte indagini sulla composizione chimica dei terreni che hanno evidenziato la presenza di gessi e fanghi, materiali di scarto probabilmente di origine industriale.
Recentemente sono inoltre stata rilevata la contaminazione da parte di materiali radioattivi.
Stato di fatto
La Provincia di Venezia, con nota del 16.01.1997, invitava il Sindaco del Comune di Venezia ad emanare ordinanza di bonifica , al fine di garantire lo svolgimento delle operazioni per la messa in sicurezza dell'area.
Il Comune di Venezia, con ordinanza n. 2324 del 03.04.1997 ha ordinato al Ministero delle Finanza, intestatario della proprietà nella persona del direttore del Compartimento del Territorio del Triveneto, di predisporre il piano di lavoro per l'accertamento della situazione dell'inquinamento (suolo, sottosuolo, acque di falda), e dell'impatto, se esistente, sull'intorno.
A seguito della presenza di radioattività ambientale, è stato interdetto l'accesso all'area.
Il Consorzio Venezia Nuova si è sostituito al Compartimento del Territorio del Triveneto quale soggetto attuatore degli interventi di bonifica o messa in sicurezza previsti. La tipologia di intervento è tuttora in fase di studio.
Individuazione dell’area
L'industria chimica Sordon, che ha cessato l'attività, produceva acido solforico da pirite, fertilizzanti e catalizzatori.
Essa occupa una superficie di ca. 40.000 mq ed è delimitata dal Canale Industriale Ovest e dall'insediamento Caffaro.
Indagine ambientale
Durante un sopralluogo effettuato dalla Provincia furono rinvenuti numerosi fusti di residui contenenti mercurio, provenienti dalla società Rasego, di proprietà della Sordon, che distillava e recuperava code esauste a base di solventi aromatici e clorurati. Tali rifiuti risultano allo stato attuale smaltiti.
Durante lo scavo delle fondazioni di un capannone, sono affiorati ulteriori depositi di rifiuti industriali e di combustione.
La tipologia dei rifiuti depositati porta a ritenere presenti , in maniera rilevante, gli idrocarburi policiclici aromatici, mercurio ed altri metalli pesanti.
L'esame stratigrafico individua la seguente situazione:
Intervento di bonifica
Il risanamento ambientale dovrebbe consistere in:
Individuazione dell’area
Nel Febbraio 1992, nel corso degli scavi per la costruzione di un impianto di stoccaggio provvisorio di rifiuti tossici e nocivi della Ditta ECORMED in località Malcontenta, il cui progetto era stato approvato dalla Provincia, sono stati rinvenuti rifiuti industriali non meglio identificati, di natura fortemente alcalina.
Parte dei materiali scavati sono stati trasportati ad una discarica di seconda categoria di tipo A (per rifiuti inerti), mentre le acque di falda, che ad un esame visivo apparivano vistosamente inquinate, attraverso un impianto di pompaggio Wellpoint venivano scaricate in un fossato limitrofo.
Immediatamente, venivano bloccati i lavori, in attesa di accertamenti sulle qualità dei rifiuti e sulla contaminazione delle acque di falda; veniva poi ordinato dal Sindaco ai proprietari dell'area di presentare un progetto di bonifica.
Impatto ambientale
I successivi accertamenti sull'area hanno consentito di evidenziare la presenza diffusa, nel sottosuolo, di rifiuti industriali di varia natura, che si estendono con ogni probabilità anche alle aree confinanti, su cui però non esistono riscontri obiettivi (aree 31-32, già bonificate).
Intervento di bonifica
Il progetto di bonifica dell'area è stato redatto per conto del Comune di Venezia che agisce come soggetto sostitutivo della ditta Ecormed soggetta a procedura fallimentare.
Nel corso di lavori di scavo, effettuati negli anni scorsi, nell'area in oggetto sono stati rinvenuti terreni contaminati da sostanze di diverso tipo per cui si è resa necessaria l'esecuzione di uno studio della qualità del suolo e delle acque di falda.
Lo studio ha portato alle considerazioni di seguito espresse:
Considerato che le acque della 2° falda si collocano al di sotto di due strati impermeabili sono da escludere fenomeni di infiltrazione o di percolazione dallo strato superficiale contaminato ed è da ritenere che il fenomeno sia da individuare all'esterno dell'area in oggetto ( si rammenta a sostegno di questa tesi che le confinanti aree 31-32 sono state oggetto nei mesi scorsi di un intervento di bonifica consistente nella messa in sicurezza mediante cinturazione perimetrale con diaframma plastico spinto fino a profondità di 15.00-19.00 m. dal p.c.).
Le proposte di intervento erano due e consistevano in:
Un problema è costituito dalla linea di tubazioni interrate di proprietà Enichem (pipe line) che attraversa l'area, per cui si dovrà tenere una fascia di rispetto da questa.
Scegliendo l'intervento di messa in sicurezza si ipotizza l'asporto del terreno contaminato nella zona a nord della pipe line con il successivo reinterro nella zona a sud (cinturata).
Stato di fatto
La Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente, nella seduta del 15.09.1997, ha richiesto un approfondimento di indagine, specificando che dovranno essere eseguiti ulteriori sondaggi al fine di verificare la continuità dello strato di argilla su cui è previsto l'immorsamento del diaframma impermeabile, verificando nel contempo l'escursione della falda.
Si è in attesa dei risultati di tali sondaggi.
Individuazione dell’area
L'area, di proprietà del Comune di Venezia, ha un'estensione di circa 43 Ha, da cui il nome. E' posizionata tra via dell'Elettronica e il Canale Industriale Sud.
L'area è stata oggetto negli anni '50-'60 di scarichi di rifiuti di origine industriale.
Indagine ambientale
Intervento di bonifica
Il Comune di Venezia ha redatto nel luglio 1996 un progetto di massima relativo alle opere di urbanizzazione relative all'area 23 Ha (1^ zona sud) e nell'ambito di questo ha individuato una sub-area di circa 10 Ha, per la quale è stato predisposto un intervento sperimentale di messa in sicurezza.
Il progetto di bonifica comprende:
L'intervento si configura come sperimentale in quanto, in caso di positivo riscontro, la metodologia di intervento sarà estesa a tutta l'area 43 Ha.
Il progetto è stato approvato dalla Provincia di Venezia, sentita la C.T.P.A., con decreto n. 34357 del 31.7.1996 con l'obbligo di istituire una Commissione composta da rappresentanti del Comune, della Provincia e della C.T.P.A. per la verifica periodica dei lavori di bonifica.
Stato di fatto
I lavori di messa in sicurezza dell'area sono in fase di esecuzione.
I lavori attualmente in svolgimento consistono nell'esecuzione di prove sperimentali per l'ottimizzazione delle procedure di realizzazione del diaframma impermeabile.
5.26) Enichem Isole 31,32,35 VENEZIA
Individuazione dell’area
L'area è ubicata all'interno dello stabilimento Enichem di Porto Marghera e corrisponde alle "isole 31 e 32", essa occupa una superficie di circa 140.000 m2 confinante a nord con "l'isola 33", ad ovest con la strada provinciale Malcontenta, a sud con via Della Chimica ed a est con le "isole 35 36".
Indagine ambientale
Lo studio di caratterizzazione effettuato da Aquater nel Luglio 1995 per le "isole 31 e 32" e successivamente nel luglio 1996 dal Consorzio B.A.S.I. per "l'isola 35" ha portato all'individuazione nel sottosuolo di una elevata presenza di ammoniaca e localmente di elevate concentrazioni di solventi clorurati, solventi aromatici, ammine aromatiche.
La presenza di tali sostanze inquinanti è stata riscontrata anche nelle acque sotterranee.
Per quanto attiene l'assetto idrogeologico lo studio ha indicato una scarsa capacità di movimento delle acque sotterranee.
Intervento di bonifica
Il progetto d'intervento presentato prima per le "isole 31 e 32" poi esteso "all'isola 35", prevedeva la messa in sicurezza dell'area, consistente in una cinturazione perimetrale con diaframma plastico immorsato nello strato argilloso posto a circa - 17/- 21 m. dal p.c. e da una regolarizzazione ed impermeabilizzazione superficiale con materassino bentonitico e terreno limoso.
Il progetto è stato approvato dalla Provincia di Venezia, sentita la C.T.P.A., con decreto n. 5603 del 31.01.1996 ("isole 31 e 32") ed integrato con il decreto n. 57293 del 19.12.1996 ("isola 35").
Stato di fatto
I lavori di messa in sicurezza dell'area sono stati ultimati in data 2.05.1997, come risulta dalla dichiarazione inviata dal direttore dei lavori.
5.27) Enichem Isole 59,60,61 - VENEZIA
Individuazione dell’area
L'area è ubicata all'interno dello stabilimento Enichem di Porto Marghera e corrisponde alle "isole 59, 60 e 61". Essa occupa una superficie pianeggiante di circa 27Ha.
Indagine ambientale
Risale al Luglio 1996 un'indagine ambientale effettuata sulle aree specificate.
Nel sottosuolo si riscontra la seguente successione litostratigrafica:
Le analisi chimiche eseguite su campioni di terreno rappresentativi di tutti i livelli litologici riscontrati durante le perforazioni, hanno evidenziato la presenza di metalli pesanti (mg/kg: As 3.9-439, Cd 1.2-497, Hg 1.5-33) e sostanze organiche generalmente in tracce (tolueni, xileni, clorurati), esclusivamente nella coltre superficiale di riporto e nei livelli costituiti da residui industriali a prevalente colorazione rossastra. Tali livelli di scorie sono stati riscontrati, in prevalenza, nel settore meridionale e sud-occidentale dell'area.
Le analisi sugli eluati portano ad affermare che i terreni hanno bassa capacità di rilascio e che, eventualmente rimossi, potrebbero essere smaltiti in discarica di II categoria, tipo B per rifiuti tossici.
Le acque delle tre falde sottostanti presentano significative e praticamente indifferenziate concentrazioni di ammoniaca (mg/l: 1.2-112) ioni solfato (mg/l: 70-2540) e cloruro (mg/l: 230-20900), in modo diffuso, nonché Fe (mg/l: 0.02-8.2) e Mn (mg/l: 0.03-2.7) in modo puntuale. Sono inoltre presenti solventi clorurati e, in qualche caso, solventi aromatici. Considerata la buona separazione esistente fra i tre sistemi idrici sotterranei dovuta alla presenza di consistenti spessori di terreno impermeabile, è ragionevole affermare che il relativo inquinamento prescinda dal semplice apporto dovuto al terreno contaminato soprastante, ma abbia origine anche a monte del sito, e probabilmente da materiali scaricati in passato da altre aree dello stabilimento stesso.
Stato di fatto
Con nota del 02.12.1997, la Provincia di Venezia ha richiesto alla ditta Enichem S.p.A. la presentazione di specifico progetto di bonifica e/o messa in sicurezza dell'area interessata.
5.28) Enichem Isole 45,48 - VENEZIA
Individuazione dell’area
L'area isole 45 - 48 denominata "Laghetto" ha una superficie di circa 22 Ha di cui 5 Ha coperti dall'acqua del laghetto. La zona rappresenta un'area di sosta e ripopolamento di volatili ed è frequentata per scopi naturalistici.
Intervento di bonifica
L'area è stata oggetto di uno studio di caratterizzazione idrogeologica e qualitativa del sito che ha evidenziato una contaminazione dei terreni, per la sola porzione del riporto, nelle zone nord-est e nord-ovest a causa dell'elevato e diffuso contenuto in sostanze clorurate. Vi è inoltre una presenza puntuale di metalli anche se non in concentrazioni elevate.
Le acque sotterranee sono state suddivise in falda superficiale, 1^ falda e 2^ falda.
Le analisi effettuate indicano un collegamento tra la presenza di inquinanti nei terreni di riporto (solventi clorurati) e la falda superficiale nonché una correlazione, non immediata, anche con la 1^ falda.
La seconda falda, in base ai risultati analitici, presenta livelli di concentrazione di inquinanti molto più ridotti rispetto alle altre.
In un primo progetto presentato erano state avanzate tre ipotesi d'intervento che consistevano in:
La C.T.P.A. nella seduta del 17.03.1997 aveva espresso il parere esplicitato nelle seguenti prescrizioni:
Il Comune di Venezia, con prot. n. 4772 dell'8.7.1997, aveva fatto proprio tale parere invitando nel contempo l'Enichem a presentare un progetto d'intervento definitivo.
Il nuovo progetto presentato dall'Enichem ha riproposto la seconda ipotesi, in quanto ritenuta la più idonea dal punto di vista tecnico e quella con il minor impatto possibile per la fauna stanziale presente e la conformazione di questa oasi naturalistica.
L'intervento prevede in sintesi :
Stato di fatto
L'intervento di bonifica è stato approvato dal Comune di Venezia con autorizzazione del 17.12.1997, prot. n. 8176, notificata il 22.12.1997 alla ditta Enichem S.p.A.
I costi per la bonifica non sono per il momento ipotizzabili, in quanto non sono esattamente definiti gli obiettivi di qualità, la quantità di materiali contaminati e le modalità di confinamento; in via cautelativa si ritiene che possano essere valutati almeno in ca. £ 10-15 miliardi.
5.29) Area Enirisorse - VENEZIA
Individuazione dell’area
L'area in oggetto, estesa ca. 15.000 m2, è stata parzialmente utilizzata, su circa 2.400 mq, per lo stoccaggio in cumulo dei fanghi da depurazione acque reflue prodotti nello stabilimento di Via delle Industrie della società Enirisorse, classificati tossico - nocivi per la presenza di metalli pesanti.
Il sito di stoccaggio era stato autorizzato dalla Provincia di Venezia.
La Provincia, con il decreto n. 66285 del 13.12.1995, prorogava la precedente autorizzazione allo stoccaggio subordinandone la validità alla presentazione di un progetto di smaltimento dei rifiuti stoccati, non più prodotti dallo stabilimento, consistenti in circa 7.000 tonn.
L'Enirisorse presentava il piano di smaltimento dei rifiuti stoccati.
La Provincia approvava tale piano di smaltimento autorizzando le operazioni con decreto n. 46569 del 11.10.1996 con scadenza al 30.6.1997. Successivamente con decreto provinciale n. 27712 del 30.6.1997 la validità dell'autorizzazione è stata prorogata al 31.12.1997.
I decreti autorizzativi sopraccitati contenevano anche l'obbligo della presentazione di un piano d'indagine del suolo e del sottosuolo.
Le operazioni di smaltimento dei rifiuti sono allo stato terminate e l'Enirisorse ha presentato un'indagine ambientale del sito relativa alle caratteristiche del sottosuolo, nonché analisi chimiche del terreno e delle acque di falda.
Intervento di bonifica
Per una caratterizzazione del sito sono stati eseguiti 4 sondaggi a carotaggio continuo i cui risultati sono di seguito esposti.
-Stratigrafia del terrenoDal p.c. fino a -3,20/-4,60 m.: terreno di riporto costituito da materiali granulari ghiaioso-sabbiosi seguiti da una alternanza di argille limose grigio-ocra, limo più o meno sabbioso e sabbia medio fine (materiali provenienti dallo scavo del canale navigabile adiacente, utilizzati a suo tempo per la bonifica della zona);
da -3,20/-4,60 m. a -3,80/-4,10 m.: argille grigio scuro con presenza di numerosi resti vegetali e livelli torbosi;
da -3,80/-4,10 m. a -6,50/-7,40 m.: argille più o meno limose molto compatte (caranto);
da -6,50/-7,40 m. a -9,60/ -12.00 m.: sabbia fine debolmente limosa;
da -9,60/ -12.00 fino a -15.00 m.: sedimenti prevalentemente limosi.
-Qualità del suolo
Sono state effettuate analisi sui campioni di terreno ottenuti dai carotaggi di cui sopra, i cui risultati hanno evidenziato la presenza di elevate concentrazioni di Arsenico, Cadmio, Piombo, Rame e Zinco.
Gli idrocarburi policiclici aromatici, i fenoli ed i solventi clorurati sono praticamente assenti nel terreno.
-Idrogeologia del terreno
La "falda superficiale" è presente ad una profondità di circa -1,00 m. dal p.c.
La "falda profonda" è alloggiata ad una profondità di circa -6,50/-7,00 m. dal p.c.
Le due falde sono separate tra loro da un livello impermeabile costituito dal "caranto".
-Qualità delle acque
Analogamente a quanto riguarda i campioni di terreno, sono stati prelevati campioni di acqua della "falda profonda" dai piezometri allestiti sui fori dei quattro sondaggi. I risultati ottenuti non hanno evidenziato la presenza di un carico inquinante ricollegabile alla presenza dei materiali contaminati originariamente stoccati in superficie.
-Proposta di intervento
Considerate le caratteristiche geologiche ed idrogeologiche del sito la soluzione proposta dalla Società Enirisorse è la messa in sicurezza del sito tramite un diaframma plastico perimetrale ancorato allo strato di "caranto" ad una profondità di circa 6,00 m. e l'impermeabilizzazione superficiale con geo-membrana in HDPE. E' prevista inoltre la realizzazione di una rete di drenaggio delle acque meteoriche.
La proposta formulata necessita di una indagine integrativa a supporto la progettazione esecutiva dell'intervento.
Pertanto sono previsti:
Stato di fatto
La Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente ha esaminato la proposta di indagine ambientale in data 9 Marzo 1998, esprimendo parere positivo con prescrizioni. Tale parere è stato trasmesso al Comune di Venezia per l'approvazione dell'indagine presentata.
5.30) Parco S.Giuliano - VENEZIA
Individuazione dell’area
A nord della punta di San Giuliano, in un terreno barenale parzialmente imbonito negli anni '50 con i fanghi derivanti dallo scavo di un vicino canale (Seno della Sepa) è stata realizzata una discarica di rifiuti urbani ed industriali. Pur non disponendo al momento di notizie certe, sembra che i primi scarichi siano avvenuti nel periodo bellico per quanto riguarda i rifiuti urbani, a cui si sono poi aggiunti, negli anni '50 - '70, anche rifiuti industriali di vario tipo, provenienti dalle diverse lavorazioni della zona industriale di Porto Marghera.
Secondo informazioni assunte in loco confermate anche dai risultati analitici, dovrebbero essere stati smaltiti nella discarica, fra l'altro: scorie di fonderia, fanghi e resti catodici derivanti dalla produzione di alluminio, materiali da demolizioni di impianti industriali, catalizzatori esausti, code di distillazione di idrocarburi clorurati, residui derivanti dalla produzione di acido tereftalico e di fertilizzanti.
L'area interessata agli scarichi è molto estesa, in totale circa 60 ettari (comprensivi della barena del Passo a Campalto); al suo interno si distinguono in particolare un rilevato con altezze variabili tra i 5 e i 7 metri sul piano di campagna, dall'estensione di 15 ettari circa, ed una vasta area (circa 30 ettari) imbonita con rifiuti di vario tipo per un'altezza stimabile di circa 2 - 3 metri.
Impatto ambientale
Le analisi eseguite, nel corso dei numerosi studi finalizzati ad individuare proposte di bonifica dell'area, hanno evidenziato che parte dei rifiuti presenti sono classificabili come tossici e nocivi, per la presenza di metalli pesanti e cianuri in concentrazioni superiori ai limiti di legge.
Va peraltro evidenziato che le indagini, per la maggior parte, sono state limitate all'area del rilevato e alle zone circostanti, mentre i dati disponibili per la zona più a nord sono estremamente carenti.
Intervento di bonifica
Il Comune di Venezia ha presentato alla Provincia, per ottenerne parere, un "Progetto di bonifica contenuto nel Progetto di Massima del primo stralcio di attuazione del programma delle opere per la realizzazione del Parco S. Giuliano - Mestre - (VE)".
L'area complessiva presa in esame dal progetto di massima del Parco di San Giuliano ha un'estensione di 130 ha, di questi si renderebbe necessario la bonifica di 16 ha che sono stati sottoposti a varie indagini chimiche e geognostiche da parte di vari enti a partire dall'anno 1979 sino al 1996.
Le conclusioni delle indagini hanno portato ad accertare che:
Contenuti del progetto
Il progetto di bonifica, che come già detto costituisce parte integrante del progetto di massima della realizzazione del parco di S. Giuliano, prevede la messa in sicurezza del sito contaminato con una diaframmatura perimetrale di isolamento che andrebbe ad ancorarsi, a quote diverse, al "caranto" e all'argilla presenti in profondità al di sotto dei rifiuti.
Le operazioni di bonifica non si limitano alla costruzione del diaframma d'isolamento bensì all'emungimento delle acque presenti all'interno dei rifiuti, all'apporto di materiale inerte per raggiungere le quote indicate nel progetto e all'impermeabilizzazione superficiale dell'area, mediante la posa di un materassino bentonitico con sopra uno spessore di 50 cm. di argilla. L'argilla sarà coperta a sua volta da uno spessore di materiale drenante e quindi da uno strato di terreno vegetale.
Il progetto si colloca nell'ambito di quegli interventi tipici delle aree industriali dismesse. Considerati gli altri possibili interventi quali la bonifica in situ o lo smaltimento dei rifiuti, difficilmente applicabili in questa situazione data l'eterogeneità dei materiali presenti e la quantità notevole di materiali da rimuovere, l'ipotesi formulata dal Comune di Venezia è l'unica attualmente fattibile.
Stato di fatto
Il progetto di bonifica, approvato dalla stesso Comune di Venezia, è in fase di realizzazione.
Individuazione dell’area
L'area in oggetto è lo stabilimento "ex Ceneri", già di proprietà di Enichem Agricoltura, che si estende per circa 9 ettari e si affaccia a Nord su Viale della Libertà, a Sud-Est su Via delle Industrie e a Sud-Ovest su Via Pacinotti.
L'area è delimitata a Est da un settore occupato da serbatoi di idrocarburi e dalla laguna e dal ponte della Libertà che congiunge Mestre a Venezia, a Ovest dalla zona industriale cantieristica navale, a Sud da una ulteriore area di Enichem Agricoltura Complessi e da altri insediamenti industriali.
Lo stabilimento, destinato alla produzione di fertilizzanti, è attualmente inattivo in quanto la produzione è cessata nel 1986. L'area risulta pertanto in uno stato di semi abbandono ed è occupata da una serie di edifici, costruiti tra gli anni '20 e '60, in gran parte in disuso.
Il suolo dell'insediamento ex Ceneri risulta sostanzialmente privo di contaminazione per quel che riguarda i composti organici di sintesi, mentre si rilevano presenze di metalli pesanti quali rame, arsenico e piombo, spesso in concentrazioni eccedenti i limiti di tollerabilità della Regione Piemonte per aree industriali.
Tali presenze sono giustificate da:
Intervento di bonifica
All'interno dell'area sono stati prelevati 64 campioni dalle 47 prospezioni effettuate nel 1994 e 22 campioni dalle 29 prospezioni integrative del giugno 1996.
I risultati analitici sono stati comparati con la legislazione italiana (DPR 915/82 e L 319/76) e con la Legge Regionale del Piemonte. Si sono analizzati i seguenti metalli: As, Cd, Cr totale, Cr (VI), Hg, Ni, Pb, Cu totale, Cu solubile, Se, Zn e Fe. Il cromo totale, il nichel, il rame totale, lo zinco e il ferro, non sono contemplati dal DPR 915/82 ma la loro determinazione è indispensabile per accertare la qualità dei suoli. Sui metalli inoltre sono stati effettuati i test di cessione con acido acetico secondo la metodica normata dall'IRSA-CNR.
Le analisi hanno portato ad individuare:
Il sito nel suo complesso, eccede per circa la metà della sua superficie i limiti degli standard di accettabilità della Regione Piemonte per qualunque destinazione d'uso e se ne è resa pertanto necessaria la bonifica. Sono state in particolare individuate le seguenti aree:
- Focolaio ad elevata concentrazione
E' rappresentato dal deposito delle ceneri di pirite di cui vi è ancora in essere una notevole quantità, per una superficie di 7.400 m2 ed una profondità massima di 3,6 m.
- Area vasta
E' caratterizzata soprattutto dalla presenza di sali di rame ed, in misura minore, di arsenico e piombo. La fascia presenta una superficie di 19.200 m2, includendo gli edifici ancora in essere il cui sottosuolo necessita di bonifica.
L'intervento previsto si articola secondo le seguenti modalità.
- Bonifica per asporto
Interessa tutti i settori nei quali il terreno risulta rifiuto tossico-nocivo o che comunque incorre nell'obbligo di bonifica secondo gli standard di qualità dei suoli della legge della Regione Piemonte. Saranno quindi asportati, anche se subiranno successivamente una situazione diversa, sia le ceneri di pirite collocate nel deposito, sia i terreni contaminati. Infatti le ceneri di pirite probabilmente potranno essere destinate al riutilizzo in cementificio come materie prime seconde. Il terreno contaminato, dopo vagliatura, verrà messo in sicurezza in due siti appositamente predisposti all'interno dell'ex insediamento.
- Messa in sicurezza in loco
La messa in sicurezza avverrà in due settori, mediante doppia impermeabilizzazione e cinturazione perimetrale (diaframma plastico a base di acqua-cemento-bentonite, dello spessore minimo di 50 cm, innestato per 1 m nello strato argilloso sottostante) ed impermeabilizzazione superficiale mediante apporto e rullatura di argilla.
Le ceneri di pirite ammontano a ca. 16.200 m3 dei quali ca. 10.200 necessitano di vagliatura per separare inerti grossolani.
Stato di fatto
Il progetto di bonifica è stato approvato dalla Provincia di Venezia con decreto n. 25055 del 9.6.1997, ed è in fase di avanzata esecuzione.
Durante lo svolgimento dei lavori sono stati rinvenuti altri rifiuti, avviati a regolare smaltimento.
Individuazione dell’area
Si tratta dello stabilimento Montefibre S.p.A., sito a Porto Marghera in via della Chimica. Essa confina a nord con il Canale Industriale Ovest, a est con la centrale termoelettrica Edison. Complessivamente lo stabilimento occupa una superficie di 616.000 mq.
Indagine ambientale
La società Montefibre ha presentato uno studio ambientale acquisito agli atti della Provincia con prot. n. 57743 del 27 12.1996.
L'indagine effettuata riguarda parti limitate dello stabilimento.
La stratigrafia generale dell'area studiata individua 4 litotipi principali:
E' stato individuato un acquifero confinato, localizzato nelle sabbie e nei limi sabbiosi la cui superficie piezometrica si attesta ad una profondità media di due m dal piano campagna. La base dell'acquifero si spinge oltre i 20 m di profondità. Parte dei referti analitici relativi alle analisi chimiche effettuate sulle acque sotterranee supera i limiti normativi (DPR 236/88 e DPR 962).
In due dei sondaggi effettuati è stato rinvenuto un fango rosso con assenza di VOC ed elevata concentrazione di metalli: Fe=300 g/Kg, Zn=20 g/Kg, Pb=5 g/Kg, As=191 mg/Kg, Cd=276 mg/Kg, Co e Cu.
In altro sondaggio è stata individuata la presenza di VOC a profondità comprese tra 2 m e 7.6 m; tra 4.5 e 5.1 m è stato rinvenuto uno strato di materiale nero contenente idrocarburi (totali 2.4 g/kg), piombo (7 g/kg) nonché rame e cadmio; al di sotto vi è un ulteriore strato di materiale analogo al fango rosso descritte.
Stato di fatto
La Commissione Tecnica Provinciale per l'Ambiente nella seduta del 17.02.1997, ha chiesto che lo studio presentato venga integrato mediante l'esecuzione di una approfondita indagine del suolo, del sottosuolo e delle acque di falda, su tutta l'area dello stabilimento, non ritenendo sufficiente quanto sin qui eseguito.
Dallo studio svolto emerge infatti la possibilità che siano stati in passato interrati nei terreni, ora di proprietà Montefibre, materiali inquinanti provenienti da altre attività, che devono essere compresi negli studi dell'area.
I costi per la bonifica non sono per il momento ipotizzabili, in quanto non sono esattamente definiti gli obiettivi di qualità, la quantità di materiali contaminati e le modalità di confinamento; in via cautelativa si ritiene che possano essere valutati almeno in ca. £ 4-5 miliardi.
5.33) Agricoltura S.p.A. - VENEZIA
Individuazione dell’area
L'area dello stabilimento ha un'estensione di ca. 10 ettari e si affaccia a nord su via delle Industrie, a sud sul Canale Industriale Nord, a est e ad ovest confina con altri insediamenti industriali: ad est con la società Veneziana vetro e con la Nuova Italiana Coke, ora inattiva, a ovest con la società Alumetal.
Gli edifici e le zone asfaltate occupano ca. il 90% dell'area.
Indagine ambientale
La sequenza litostratigrafica è la seguente:
I terreni presentano inquinamento per la presenza di metalli pesanti, poco diffuso e limitato al primo metro di profondità ed al piano di campagna. Contaminazione più frequente ad opera di Cu (500-2400 mg/kg). Sono anche presenti As (53-500 mg/kg), Cd (15-27 mg/kg), Pb (fino a 7.000 mg/kg) e Fe (6000-28.000 mg/kg).
Intervento di bonifica
Risultando i terreni contaminati in corrispondenza di più sondaggi e vista l'intenzione di riutilizzare il sito impiantando "attività industriali di tipo leggere connesse allo svago ed al turismo", come previsto negli strumenti urbanistici vigenti, si ipotizza un intervento di messa in sicurezza che miri a localizzare la contaminazione a settori ben limitati e isolati rispetto all'ambiente circostante.
Stato di fatto
I costi per la bonifica non sono per il momento ipotizzabili, in quanto non sono esattamente definiti gli obiettivi di qualità, la quantità di materiali contaminati e le modalità di confinamento; in via cautelativa si ritiene che possano essere valutati almeno in ca. £ 6-7 miliardi.
Individuazione dell’area
L'area, ubicata ai margini ovest del territorio di Marghera era costituita da un ampio fondo agricolo esteso circa Ha 16,5. Essa è inserita in una più ampia zona quotata mediamente m 2,00 s.l.m. ma grandi porzioni del piano campagna originario sono state parzialmente ripristinate a quote inferiori dopo una superficiale ma estesa attività di cava per l'estrazione di argilla verificatasi in concomitanza con lo sviluppo industriale ed abitativo di Marghera.
Questa parte di territorio rappresenta una sorta di cuscinetto fra la zona industriale e commerciale che si sviluppa ad est e l'effettivo inizio del territorio rurale che, a parte qualche isolato insediamento (SNAM, Pansac), si diparte verso ovest. L'asse di divisione fra le due situazioni descritte è rappresentato dalla strada tangenziale "Romea" la quale delimita anche tutto il lato est del fondo in discussione.
Risultati dell'indagine conoscitiva
Parte dell'area, posta sottoquota rispetto al piazzale utilizzato per il parcheggio ed il deposito di rimorchi e containers non è mai stata oggetto di scarichi e/o sversamenti di materiali diversi e/o rifiuti.
La zona "piazzale", indagata da una serie di sondaggi, presenta nella sua parte sud degli scarichi di materiali diversi fra cui sono riconoscibili rottami e sfridi di cls e laterizi, il tutto frammisto a del ghiaione riportato allo scopo di creare l'attuale area di parcheggio; nella parte nord è presente solo il ghiaione.
Il sottosuolo è caratterizzato da uno strato di argilla plastica a bassa permeabilità, il cui spessore supera quasi sempre 3 m tranne che in un punto dove si riduce a 1,32 m che rappresenta comunque una situazione di notevole sicurezza nei confronti della falda acquifera sottostante.
Progetto di ripristino ambientale - Area Ceneri
Il progetto di bonifica inizialmente presentato si sarebbe dovuto compiere secondo i seguenti passaggi:
La bonifica è stata quindi approvata con decreto provinciale in data 13.03.95 e successivamente prorogata nei termini per il completamento. Gli attuali problemi al completamento delle operazioni derivano dal fatto che esse sono state effettuate utilizzando materiali non idonei.
In particolare, le terre di fonderia utilizzate non rispettavano le caratteristiche chimiche definite per l'eluato nel DM citato, e pertanto i materiali ricadevano nel DPR 915 e risultavano rifiuti, per giunta pericolosi. Alla luce della normativa vigente lo svolgimento delle operazioni di bonifica si è in realtà configurato come smaltimento di rifiuti tossico-nocivi in discarica abusiva.
Pertanto, con diffida n. 48382 del 21.10.96, la Provincia prescriveva tra l'altro alla ditta esecutrice delle opere di presentare un progetto di bonifica dell'area interessata allo scarico dei materiali classificati rifiuti speciali tossico nocivi che prevedesse l'asporto dei rifiuti tossici e nocivi impropriamente interrati nell'area di proprietà della Ditta Miatello F.lli - Marghera (VE).
Contenuti del II° progetto presentato
La ditta ha riformulato la proposta d'intervento prevedendo la completa rimozione dei rifiuti tossici e nocivi impropriamente interrati nell'area del cantiere di bonifica.
E' stato calcolato che l'eventuale quantitativo di materiale contaminato da asportare consisterebbe in circa 6.000 t.
La proposta prevede inoltre l'installazione in sito di un impianto di inertizzazione del materiale escavato il quale, dopo il trattamento, sarà smaltito presso cantieri esterni per la costruzione di rilevati e sottofondi stradali, secondo la normativa vigente sul riutilizzo dei rifiuti, o in alternativa smaltito presso siti autorizzate.
L'inertizzazione vera e propria sarà effettuata addizionando i rifiuti con cemento (in alternativa ossido di calce a seconda dei risultati delle prove sul campo) ed una soluzione acquosa alcalina al 33% di silicato di sodio. La conseguente reazione tra silicati solubili e ioni metallici polivalenti forma una matrice solida stabile sia chimicamente che meccanicamente.
Considerati il quantitativo di rifiuti da trattare, la potenzialità dell'impianto, i tempi necessari per il suo approntamento, ed ipotizzandone il funzionamento per 8 h/giorno per 5 giorni/settimana, si prevede una durata complessiva del cantiere per un periodo compreso tra i 5 - 6 mesi.
L'area oggetto dello scavo sarà poi riempita, secondo quanto previsto dal progetto di bonifica originario approvato dalla Provincia di Venezia, con materiali e/o rifiuti riutilizzabili escluse le scorie di fonderia, individuati dalla normativa vigente.
Stato di fatto
Il progetto di bonifica, approvato con prescrizione dalla Commissione Tecnica provinciale per l'Ambiente, dovrà essere approvato dal Comune di Venezia.
5.35) Isola delle Tresse - VENEZIA
Individuazione dell’area
L'isola delle Tresse è così delimitata: a nord con il Canale delle Tresse, a est con il canale Malamocco- Marghera (Petroli), a sud ed a ovest con la Laguna di Venezia.
Indagine ambientale
L'isola rientra nei progetti finalizzati al recupero morfologico ambientale della Laguna Veneta effettuati dal Magistrato alle Acque.
L'area è stato oggetto negli anni passati di scarichi di rifiuti industriali che, vista la conformazione del sito e causa i fenomeni naturali di erosione delle rive e l'innalzamento della marea della laguna, ha comportato la contaminazione delle acque lagunari. Per cui il primo intervento realizzato è stato la messa in sicurezza dell'isola tramite la costruzione di un diaframma perimetrale impermeabile immorsato in profondità in uno strato argilloso e di conseguenza il rifacimento delle rive.
Il secondo intervento, ancora in fase di realizzazione, è la ricomposizione superficiale effettuata mediante il riutilizzo dei fanghi provenienti dall'escavo dei rii di Venezia.
Stato di fatto
Attualmente sono in corso i lavori di ricomposizione superficiale mediante il riutilizzo dei fanghi provenienti dall'escavo dei rii di Venezia e recentemente è stato autorizzato, dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Venezia, l'utilizzo di quattro "vasche" appositamente costruite per lo stoccaggio provvisorio del materiale di escavo dei Canali Industriali di Porto Marghera.
Tale materiale viene successivamente conferito ad un impianto di trattamento autorizzato sito in località Malcontenta (VE) per poi essere smaltito presso siti autorizzate.